{"id":3359,"date":"2025-03-01T16:30:45","date_gmt":"2025-03-01T15:30:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diffondilaparola.com\/wpdp\/?page_id=3359"},"modified":"2025-03-01T16:40:31","modified_gmt":"2025-03-01T15:40:31","slug":"ronchi_b","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diffondilaparola.com\/wpdp\/ronchi_b\/","title":{"rendered":"Ronchi_B"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"3359\" class=\"elementor elementor-3359\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5970764 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"5970764\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-87c51ba elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"87c51ba\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Padre Ermes Ronchi -                                                                                  Commenti al Vangelo della domenica<br>Anno  liturgico B\n<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ecae82c elementor-widget-divider--view-line elementor-widget elementor-widget-divider\" data-id=\"ecae82c\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"divider.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-divider\">\n\t\t\t<span class=\"elementor-divider-separator\">\n\t\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8baa557 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"8baa557\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0e04cde elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"0e04cde\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>L&#8217;Avvento \u00e8 come un orizzonte che si allarga<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BA010\">I Domenica di Avvento (Anno B)<\/a>\u00a0(29\/11\/2020)\u00a0 Vangelo:\u00a0Mc 13,33-37\u00a0<\/p><p>L&#8217;Avvento \u00e8 come una porta che si apre, un orizzonte che si allarga, una breccia nelle mura, un buco nella rete, una fessura nel soffitto, una manciata di luce che la liturgia ci getta in faccia. Non per abbagliarci, ma per svegliarci. Per aiutarci a spingere verso l&#8217;alto, con tutte le forze, ogni cielo nero che incontriamo. \u00abAl di l\u00e0 della notte ci aspetter\u00e0 spero il sapore di un nuovo azzurro\u00bb (N. Hikmet). Il Vangelo oggi racconta di una notte, stende l&#8217;elenco faticoso delle sue tappe: \u00abnon sapete quando arriver\u00e0, se alla sera, a mezzanotte, al canto del gallo, o al mattino\u00bb (Mc 13,35). Una cosa \u00e8 certa: che arriver\u00e0. Ma intanto Isaia lotta, a nome nostro, contro il ritardo di Dio: ritorna per amore dei tuoi servi&#8230; se tu squarciassi i cieli e discendessi.<\/p><p>Non \u00e8 l&#8217;essere umano che d\u00e0 la scalata al cielo, \u00e8 il Signore delle Alleanze che discende, in cammino su tutte le strade, pellegrino senza casa, che cerca casa, e la cerca proprio in me. Isaia capovolge la nostra idea di conversione, che \u00e8 il girarsi della creatura verso il Creatore. Ha la sfrontatezza di invocare la conversione di Dio, gli chiede di girarsi verso di noi,<\/p><p>ritornare, squarciare i cieli, scendere: di convertirsi alle sue creature.<\/p><p>Profezia del nome nuovo di Dio. Finisce la ricerca di Dio e inizia il tempo dell&#8217;accoglienza: ecco, io sto alla porta e busso&#8230;<\/p><p>\u00abLe cose pi\u00f9 importanti non vanno cercate, vanno attese\u00bb (S. Weil). Anche un essere umano va sempre atteso. Ci sembra poca cosa, perch\u00e9 noi vogliamo essere attivi, fare, costruire, determinare le cose e gli eventi. Invece Dio non si merita, si accoglie; non si conquista, si attende. Ges\u00f9 nel Vangelo di questa domenica non si stanca di ripetere il ritornello di due atteggiamenti, nostro equipaggiamento spirituale per il percorso dell&#8217;attesa: state attenti e vegliate (<em>Mc 13,33.35.37<\/em>). L&#8217;attenzione ha la stessa radice di attesa: \u00e8 un tendere a&#8230; Tutti abbiamo conosciuto giorni in cui la vita non tendeva a niente; sappiamo tutti cos&#8217;\u00e8 una vita distratta, fare una cosa ed avere la testa da un&#8217;altra parte; incontrare una persona e non ricordare il colore dei suoi occhi; camminare sulla terra e calpestare tesori di bellezza. Distratti. L&#8217;amore \u00e8 attenzione. L&#8217;attenzione \u00e8 gi\u00e0 una forma di preghiera, ed \u00e8 la grammatica elementare che salva la mia vita interiore.<\/p><p>Il secondo atteggiamento: vegliate. Non permettete a nessuno di addormentarvi o di comprarvi. Vegliate sui primi passi della pace, della luce dell&#8217;alba che si posa sul muro della notte, o in fondo al tunnel di questa pandemia. Vegliate e custodite tutti i germogli, tutto ci\u00f2 che nasce e spunta porta una carezza e una sillaba di Dio.<\/p><p><strong>\u00c8 una buona notizia a far ripartire la nostra vita<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BA020\">II Domenica di Avvento (Anno B)<\/a>\u00a0(06\/12\/2020) Vangelo:\u00a0Mc 1,1-8\u00a0<\/p><p>Due voci, a distanza di secoli, gridano le stesse parole, nell&#8217;arsura dello stesso deserto di Giuda. La voce gioiosa di Isaia: \u00abEcco, il tuo Dio viene! Ditelo al cuore di ogni creatura\u00bb. La voce drammatica di Giovanni, il Giovanni delle acque e del sole rovente, mangiatore di insetti e di miele, ripete: \u00abEcco, viene uno, dopo di me, \u00e8 il pi\u00f9 forte e ci immerger\u00e0 nel turbine santo di Dio!\u00bb (Mc 1,7). Isaia, voce del cuore, dice: \u00abViene con potenza\u00bb, e subito spiega: tiene sul petto gli agnelli pi\u00f9 piccoli e conduce pian piano le pecore madri.<\/p><p>Potenza possibile a ogni uomo e a ogni donna, che \u00e8 la potenza della tenerezza. I due profeti usano lo stesso verbo, sempre al presente: \u00abDio viene\u00bb. Semplice, diretto, sicuro: viene. Come un seme che diventa albero, come la linea mattinale della luce, che sembra minoritaria ma \u00e8 vincente, piccola breccia che ingoia la notte.<br \/>Due frasi molto intense aprono e chiudono questo vangelo.<\/p><p>La prima: Inizio del vangelo di Ges\u00f9 Cristo, della sua buona notizia. Ci\u00f2 che fa ricominciare a vivere, a progettare, a stringere legami, ci\u00f2 che fa ripartire la vita \u00e8 sempre una buona notizia, una fessura di speranza. Inizio del vangelo che \u00e8 Ges\u00f9 Cristo. La bella notizia \u00e8 una persona, il Vangelo \u00e8 Ges\u00f9, un Dio che fiorisce sotto il nostro sole, venuto per far fiorire l&#8217;umano. E i suoi occhi che guariscono quando accarezzano, e la sua voce che atterra i demoni tanto \u00e8 forte, e che incanta i bambini tanto \u00e8 dolce, e che perdona. E che disegna un altro mondo possibile. Un altro cuore possibile. Dio si propone come il Dio degli inizi: da l\u00e0 dove tutto sembra fermarsi, ripartire; quando il vento della vita \u00abgira e rigira e torna sui suoi giri e nulla sembra nuovo sotto il sole\u00bb (Qo 1,3-9), \u00e8 possibile aprire futuro, generare cose nuove. Da che cosa ricominciare a vivere, a progettare, a traversare deserti? Non da pessimismo, n\u00e9 da amare constatazioni, neppure dalla realt\u00e0 esistente e dal suo preteso primato, che non contengono la sapienza del Vangelo, ma da una \u00abbuona notizia\u00bb. In principio a tutto c&#8217;\u00e8 una cosa buona, io lo credo. A fondamento della vita intera c&#8217;\u00e8 una cosa buona, io lo credo.<\/p><p>Perch\u00e9 la Bibbia comincia cos\u00ec: e vide ci\u00f2 che aveva fatto ed ecco, era cosa buona. Viene dopo di me uno pi\u00f9 forte di me. La sua forza? Ges\u00f9 \u00e8 il forte perch\u00e9 ha il coraggio di amare fino all&#8217;estremo; di non trattenere niente e di dare tutto. Di innalzare speranze cos\u00ec forti che neppure la morte di croce ha potuto far appassire, anzi ha rafforzato. \u00c8 il pi\u00f9 forte perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;unico che parla al cuore, anzi, parla \u00absul cuore\u00bb, vicino e caldo come il respiro, tenero e forte come un innamorato, bello come il sogno pi\u00f9 bello.<\/p><p><strong>Giovanni Battista il testimone della luce<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BA030\">III Domenica di Avvento (Anno B) &#8211; Gaudete<\/a>\u00a0(13\/12\/2020) Vangelo:\u00a0Gv 1,6-8.19-28\u00a0<\/p><p>Venne Giovanni mandato da Dio, venne come testimone, per rendere testimonianza alla luce. A una cosa sola: alla luce, all&#8217;amica luce che per ore e ore accarezza le cose, e non si stanca. Non quella infinita, lontana luce che abita nei cieli dei cieli, ma quella ordinaria, luce di terra, che illumina ogni uomo e ogni storia.<\/p><p>Giovanni \u00e8 il \u201cmartire\u201d della luce, testimone che l&#8217;avvicinarsi di Dio trasfigura, \u00e8 come una manciata di luce gettata in faccia al mondo, non per abbagliare, ma per risvegliare le forme, i colori<\/p><p>e la bellezza delle cose, per allargare l&#8217;orizzonte. Testimone che la pietra angolare su cui poggia la storia non \u00e8 il peccato ma la grazia, non il fango ma un raggio di sole, che non cede mai.<\/p><p>Ad ogni credente \u00e8 affidata la stessa profezia del Battista: annunciare non il degrado, lo sfascio, il marcio che ci minaccia, ma occhi che vedono Dio camminare in mezzo a noi, sandali da pellegrino e cuore di luce: in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.<\/p><p>Sacerdoti e leviti sono scesi da Gerusalemme al Giordano, una commissione d&#8217;inchiesta istituzionale, venuta non per capire ma per<\/p><p>coglierlo in fallo: Tu chi credi di essere? Elia? Il profeta che tutti aspettano? Chi sei? Perch\u00e9 battezzi? Sei domande sempre pi\u00f9 incalzanti. Ad esse Giovanni risponde &#8220;no&#8221;, per tre volte, lo fa con risposte sempre pi\u00f9 brevi: anzich\u00e9 replicare &#8220;io sono&#8221; preferisce dire &#8220;io non sono&#8221;. Si toglie di dosso immagini gratificanti, prestigiose, che forse sono perfino pronti a riconoscergli.<\/p><p>Locuste, miele selvatico, una pelle di cammello, quell&#8217;uomo roccioso e selvatico, di poche parole, non vanta nessun merito, \u00e8 l&#8217;esatto contrario di un pallone gonfiato, come capita cos\u00ec di frequente sulle nostre scene. Risponde non per addizione di meriti, titoli, competenze, ma per sottrazione: e ci indica cos\u00ec il cammino verso l&#8217;essenziale. Non si \u00e8 profeti per accumulo, ma per spoliazione.<\/p><p>Io sono voce, parlo parole non mie, che vengono da prima di me, che vanno oltre me. Testimone di un altro sole. La mia identit\u00e0 sta dalle parti di Dio, dalle parti delle mie sorgenti. Se Dio non \u00e8, io non sono, vivo di ogni parola che esce dalla sua bocca.<\/p><p>La voce rigorosa del profeta ci denuda: Io non sono il mio ruolo o la mia immagine. Non sono ci\u00f2 che gli altri dicono di me. Ci\u00f2 che mi fa umano \u00e8 il divino in me; lo specifico dell&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 la divinit\u00e0. La vita viene da un Altro, scorre nella persona, come acqua nel letto di un ruscello. Io non sono quell&#8217;acqua, ma senza di essa io non sono pi\u00f9.<\/p><p>\u00abChi sei tu?\u00bb. Io cerco l&#8217;elemosina di una voce che mi dica chi sono veramente. Un giorno Ges\u00f9 dar\u00e0 la risposta, e sar\u00e0 la pi\u00f9 bella: Voi siete luce! Luce del mondo.<\/p><p><strong>La Madonna \u00e8 la radice di carne del Vangelo<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BA040\">IV Domenica di Avvento (Anno B)<\/a>\u00a0(20\/12\/2020) Vangelo:\u00a0Lc 1,26-38\u00a0<\/p><p>In apertura, un elenco di sette nomi affolla la pagina: Gabriele, Dio, Galilea, Nazaret, Giuseppe, Davide, Maria. Sette, il numero appunto della totalit\u00e0, perch\u00e9 ci\u00f2 che sta per accadere coinvolger\u00e0 tutta la storia, le profondit\u00e0 del cielo e tutto il brulichio perenne della vita. Un Vangelo controcorrente: per la prima volta nella Bibbia un angelo si rivolge a una donna; in una casa qualunque e non nel santuario; nella sua cucina e non fra i candelabri d&#8217;oro del tempio. In un giorno ordinario, segnato per\u00f2 sul calendario della vita (nel sesto mese&#8230;). Gioia \u00e8 la prima parola: rallegrati! Vangelo nel Vangelo! E subito ecco il perch\u00e9: Maria, sei piena di grazia. Sei riempita di cielo, non perch\u00e9 hai risposto \u201cs\u00ec\u201d a Dio, ma perch\u00e9 Dio per primo ha detto \u201cs\u00ec\u201d a te. E dice \u201cs\u00ec\u201d a ciascuno di noi, prima di ogni nostra risposta. Perch\u00e9 la grazia sia grazia e non merito o calcolo. Dio non si merita, si accoglie. L&#8217;Altissimo si \u00e8 innamorato di te e ora il tuo nome \u00e8: amata per sempre; come lei anch&#8217;io amato per sempre. Tutti, teneramente, gratuitamente amati per sempre. Amore \u00e8 passione di unirsi: il Signore \u00e8 con te. Espressione che avrebbe dovuto mettere in guardia la ragazza, perch\u00e9 quando si esprime cos\u00ec Dio sta affidando un compito bellissimo ma arduo (R. Virgili): chiama Maria a una storia di brividi e di coraggio. Maria, avrai un figlio, tuo e di Dio, un figlio di terra e di cielo. Gli darai nome Ges\u00f9 (prima volta: solo il padre aveva il potere di dare il nome). E la ragazza, pronta, intelligente e matura, dopo il primo turbamento non ha paura, dialoga, obietta, argomenta. Sta davanti a Dio con tutta la dignit\u00e0 di donna, con maturit\u00e0 e consapevolezza, pone domande: spiegami, dimmi come avverr\u00e0. Zaccaria ha chiesto un segno, Maria chiede il senso e il come. E l&#8217;angelo: viene l&#8217;infinito nel tuo sangue, l&#8217;immenso diventa piccolo in te, che importa il come? La luce che ha generato gli universi si aggrappa al buio del tuo grembo. Che importa come avverr\u00e0? E tuttavia Gabriele si ferma a spiegare l&#8217;inspiegabile, a rassicurarla: parla di Spirito sulle acque come all&#8217;origine, di ombra sulla tenda come al Sinai, la invita a pensare in grande, pi\u00f9 in grande che pu\u00f2: f\u00ecdati, sar\u00e0 Lui a trovare il come. L&#8217;ha trovato anche per Elisabetta. Lo sentirai nel tuo corpo, come lei. Lo Spirito poteva scegliere altre strade, certo, ma senza il corpo di Maria il Vangelo perde corpo, diventa ideologia o etica. Adesso ancora Dio cerca madri. Sta a noi, come madri amorevoli, aiutare il Signore a incarnarsi in questo mondo, in queste case e strade, prendendoci cura della sua parola, dei suoi sogni, del suo vangelo. Dio vivr\u00e0 per il nostro amore.<\/p><p><strong>Vecchiaia del mondo e giovinezza eterna di Dio<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BN010\">Santa Famiglia di Ges\u00f9, Maria e Giuseppe (Anno B)<\/a>\u00a0(27\/12\/2020)Vangelo:\u00a0Lc 2,22-40\u00a0<\/p><p>Portarono il Bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.<\/p><p>Una giovanissima coppia e un neonato che portano la povera offerta dei poveri: due tortore, e la pi\u00f9 preziosa offerta del mondo: un bambino. Vengono nella casa del Signore e sulla soglia \u00e8 il Signore che viene loro incontro attraverso due creature intrise di vita e di Spirito, due anziani, Simeone e Anna, occhi stanchi per la vecchiaia e giovani per il desiderio: la vecchiaia del mondo accoglie fra le sue braccia l&#8217;eterna giovinezza di Dio. E la liturgia che si compie, in quel cortile aperto a tutti, \u00e8 naturale e semplice, naturale e perci\u00f2 divina: Simeone prende in braccio Ges\u00f9 e benedice Dio. Compie un gesto sacerdotale, una autentica liturgia, possibile a tutti. Un anziano, diventato onda di speranza, una laica sotto l&#8217;ala dello Spirito benedicono Dio e il figlio di Dio: la benedizione non \u00e8 un ufficio d&#8217;\u00e8lites, ma esubero di gioia che ciascuno pu\u00f2 offrire a Dio (R. Virgili). Anche Maria e Giuseppe sono benedetti, tutta la famiglia viene avvolta da un velo di luce per la benedizione e la profezia di quella coppia di anziani laici, profeti e sacerdoti a un tempo: la benedizione e la profezia non sono riservate ad una categoria sacra, abitano nel cortile aperto a tutti. Lo Spirito aveva rivelato a Simeone che non avrebbe visto la morte senza aver prima veduto il Messia. Parole che sono per me e per te: io non morir\u00f2 senza aver visto l&#8217;offensiva di Dio, l&#8217;offensiva della luce gi\u00e0 in atto dovunque, l&#8217;offensiva mite e possente del lievito e del granello di senape.<\/p><p>Poi Simeone dice tre parole immense su Ges\u00f9: egli \u00e8 qui come caduta, risurrezione, come segno di contraddizione. Ges\u00f9 come caduta. Caduta dei nostri piccoli o grandi idoli, rovina del nostro mondo di maschere e bugie, della vita insufficiente e malata. Venuto a rovinare tutto ci\u00f2 che rovina l&#8217;uomo, a portare spada e fuoco per tagliare e bruciare ci\u00f2 che \u00e8 contro l&#8217;umano. Egli \u00e8 qui per la risurrezione: \u00e8 la forza che ti fa rialzare quando credi che per te \u00e8 finita, che ti fa partire anche se hai il vuoto dentro e il nero davanti agli occhi. \u00c8 qui e assicura che vivere \u00e8 l&#8217;infinita pazienza di ricominciare. Cristo contraddizione del nostro illusorio equilibrio tra il dare e l&#8217;avere; che contraddice tutta la mia mediocrit\u00e0, tutte le mie idee sbagliate su Dio.<\/p><p>Caduta, risurrezione contraddizione. Tre parole che danno respiro e movimento alla vita, con dentro il luminoso potere di far vedere che tutte le cose sono ormai abitate da un oltre. La figura di Anna chiude il grande affresco. Una donna profeta! Un&#8217;altra, oltre ad Elisabetta e Maria, capaci di incantarsi davanti a un neonato perch\u00e9 sentono Dio come futuro.<\/p><p><strong>Siamo fili dell&#8217;unico arazzo dell&#8217;essere<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=EN020\">II Domenica dopo Natale<\/a>\u00a0(03\/01\/2021) Vangelo:\u00a0Gv 1,1-18\u00a0<\/p><p>Un Vangelo che toglie il fiato, che impedisce piccoli pensieri e spalanca su di noi le porte dell&#8217;infinito e dell&#8217;eterno. Giovanni non inizia raccontando un episodio, ma componendo un poema, un volo d&#8217;aquila che proietta Ges\u00f9 di Nazaret verso i confini del cosmo e del tempo. In principio era il Verbo&#8230; e il Verbo era Dio. In principio: prima parola della Bibbia. Non solo un lontano cominciamento temporale, ma architettura profonda delle cose, forma e senso delle creature: \u00abNel principio e nel profondo, nel tempo e fuori del tempo, tu, o Verbo di Dio, sei e sarai anima e vita di ci\u00f2 che esiste\u00bb (G. Vannucci).<\/p><p>Un avvio di Vangelo grandioso che poi plana fra le tende dello sterminato accampamento umano: e venne ad abitare in mezzo a noi. Poi Giovanni apre di nuovo le ali e si lancia verso l&#8217;origine delle cose che sono: tutto \u00e8 stato fatto per mezzo di Lui. Nulla di nulla, senza di lui. \u00abIn principio\u00bb, \u00abtutto\u00bb, \u00abnulla\u00bb, \u00abDio\u00bb, parole assolute, che ci mettono in rapporto con la totalit\u00e0 e con l&#8217;eternit\u00e0, con Dio e con tutte le creature del cosmo, tutti connessi insieme, nell&#8217;unico meraviglioso arazzo dell&#8217;essere. Senza di lui, nulla di nulla. Non solo gli esseri umani, ma il filo d&#8217;erba e la pietra e il passero intirizzito sul ramo, tutto riceve senso ed \u00e8 plasmato da lui, suo messaggio e sua carezza, sua lettera d&#8217;amore. In lui era la vita. Cristo non \u00e8 venuto a portarci un sistema di pensiero o una nuova teoria religiosa, ci ha comunicato vita, e ha acceso in noi il desiderio di ulteriore pi\u00f9 grande vita: \u00abSono venuto perch\u00e9 abbiano la vita, e l&#8217;abbiano in abbondanza\u00bb (Gv 10,10).<\/p><p>E la vita era la luce degli uomini. Cerchi luce? Contempla la vita: \u00e8 una grande parabola intrisa d&#8217;ombra e di luce, imbevuta di Dio. Il Vangelo ci insegna a sorprendere perfino nelle pozzanghere della vita il riflesso del cielo, a intuire gli ultimi tempi gi\u00e0 in un piccolo germoglio di fico a primavera. Cerchi luce? Ama la vita, amala come l&#8217;ama Dio, con i suoi turbini e le sue tempeste, ma anche con il suo sole e le sue primule appena nate. Sii amico e abbine cura, perch\u00e9 \u00e8 la tenda immensa del Verbo, le vene per le quali scorre nel mondo. A quanti l&#8217;hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio. L&#8217;abbiamo sentito dire cos\u00ec tante volte, che non ci pensiamo pi\u00f9. Ma cosa significhi l&#8217;ha spiegato benissimo papa Francesco nell&#8217;omelia di Natale: \u00abDio viene nel mondo come figlio per renderci figli. Oggi Dio ci meraviglia. Dice a ciascuno di noi: tu sei una meraviglia\u00bb. Non sei inadeguato, non sei sbagliato; no, sei figlio di Dio. Sentirsi figlio vuol dire sentire la sua voce che ti sussurra nel cuore: \u201ctu sei una meraviglia\u201d! Figlio diventi quando spingi gli altri alla vita, come fa Dio. E la domanda ultima sar\u00e0: dopo di te, dove sei passato, \u00e8 rimasta pi\u00f9 vita o meno vita?<\/p><p><strong>Un amore cos\u00ec grande che squarcia anche i cieli<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO010\">Battesimo del Signore (Anno B)<\/a>\u00a0(10\/01\/2021) Vangelo:\u00a0Mc 1,7-11\u00a0<\/p><p>Sulle rive del Giordano, il Padre presenta Ges\u00f9 al mondo, lo strappa all&#8217;anonimato dei trent&#8217;anni. Ges\u00f9 non aveva alcun bisogno di farsi battezzare, \u00e8 come se avesse lui invece battezzato il Giordano, santificato per contatto la creatura dell&#8217;acqua. Lo sa e lo ripete il celebrante nella preghiera eucaristica terza: \u00abTu che fai vivere e santifichi l&#8217;universo\u00bb. Straordinaria teologia della creazione: Tu che non solo dai vita all&#8217;uomo ma all&#8217;universo intero; non solo dai vita alle cose, ma le rendi sante! Santit\u00e0 del cielo, dell&#8217;acqua, della terra, delle stelle, del filo d&#8217;erba, del creato&#8230; \u00abE subito, uscendo dall&#8217;acqua vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba\u00bb. Sento tutta la bellezza e la potenza del verbo: si squarciano i cieli, come per un amore incontenibile; si lacerano, si strappano sotto la pressione di Dio, sotto l&#8217;urgenza di Adamo e dei poveri. Si spalancano come le braccia dell&#8217;amata per l&#8217;amato. Da questo cielo aperto e sonante di vita viene, come colomba, il respiro di Dio.<\/p><p>Una danza dello Spirito sull&#8217;acqua \u00e8 il primo movimento della Bibbia (Gen 1,2). Una danza nelle acque del grembo materno \u00e8 il primo movimento di ogni figlio della terra. Una colomba che danza sul fiume \u00e8 l&#8217;inizio della vita pubblica di Ges\u00f9. Venne una voce dal cielo e disse: \u201cTu sei il Figlio mio, l&#8217;amato, il mio compiacimento\u201d.<\/p><p>Tre parole potenti, ma primo viene il tu, la parola pi\u00f9 importante del cosmo. Un io si rivolge a un tu. Il cielo non \u00e8 vuoto, non \u00e8 muto. E parla con le parole proprie di una nascita. Figlio \u00e8 la prima parola, un termine potente per il cuore. E per la fede. Vertice della storia umana. Dio genera figli di Dio, genera figli secondo la propria specie. E i generati, io e tu, tutti abbiamo una sorgente nel cielo, il cromosoma divino in noi.<\/p><p>Seconda parola: il mio nome non \u00e8 solo figlio, ma amato. Lo sono da subito, da prima che io faccia qualsiasi cosa, prima che io risponda. Per quello che sono, cos\u00ec come sono, io sono amato. E che io sia amato dipende da lui, non dipende da me.<\/p><p>La terza parola: in te ho posto il mio compiacimento. La Voce grida dall&#8217;alto del cielo, grida sul mondo e in mezzo al cuore, la gioia di Dio: \u00e8 bello stare con te. Ti amo, figlio, e mi piaci. Sono contento di te. Prima che tu mi dica s\u00ec, prima ancora che tu apra il cuore, tu mi dai gioia, sei bello, un prodigio che guarda e respira e ama e si incanta. Ma che gioia posso dare a Dio, io con la mia vita accidentata e distratta, io che ho cos\u00ec poco da restituire? Con tutte le volte che mi dimentico di Lui? Eppure quelle tre parole sono per me, lampada ai miei passi, lume acceso sul mio sentiero: figlio, amato, gioia mia.<\/p><p><strong>Lo sguardo del Maestro \u00e8 il primo annuncio<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO020\">II Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(17\/01\/2021) Vangelo:\u00a0Gv 1,35-42\u00a0<\/p><p>I personaggi del racconto: un Giovanni dagli occhi penetranti; due discepoli meravigliosi, che non se ne stanno comodi e appagati, all&#8217;ombra del pi\u00f9 grande profeta del tempo, ma si incamminano per sentieri sconosciuti, dietro a un giovane rabbi di cui ignorano tutto, salvo un&#8217;immagine folgorante: ecco l&#8217;agnello di Dio! Un racconto che profuma di libert\u00e0 e di coraggio, dove sono incastonate le prime parole di Ges\u00f9: che cosa cercate? Cos\u00ec lungo il fiume; cos\u00ec, tre anni dopo, nel giardino: donna, chi cerchi? Sempre lo stesso verbo, quello che ci definisce: noi siamo cercatori d&#8217;oro nati dal soffio dello Spirito (G. Vannucci).<\/p><p>Cosa cercate? Il Maestro inizia ponendosi in ascolto, non vuole n\u00e9 imporsi n\u00e9 indottrinare, saranno i due ragazzi a dettare l&#8217;agenda. La domanda \u00e8 come un amo da pesca calato in loro (la forma del punto di domanda ricorda quella di un amo rovesciato), che scende nell&#8217;intimo ad agganciare, a tirare alla luce cose nascoste. Ges\u00f9 con questa domanda pone le sue mani sante nel tessuto profondo e vivo della persona, che \u00e8 il desiderio: cosa desiderate davvero? qual \u00e8 il vostro desiderio pi\u00f9 forte? Parole che sono \u00abcome una mano che prende le viscere e ti fa partorire\u00bb (A. Merini): Ges\u00f9, maestro del desiderio, esegeta e interprete del cuore, domanda a ciascuno: quale fame fa viva la tua vita? dietro quale sogno cammini? E non chiede rinunce o sacrifici, non di immolarsi sull&#8217;altare del dovere, ma di rientrare in s\u00e9, ritornare al cuore (reditus ad cor, dei maestri spirituali), guardare a ci\u00f2 che accade nello spazio vitale, custodire ci\u00f2 che si muove e germoglia nell&#8217;intimo. Chiede a ciascuno, sono parole di san Bernardo, \u00abaccosta le labbra alla sorgente del cuore e bevi\u00bb. Rabb\u00ec, dove dimori? Venite e vedrete. Il maestro ci mostra che l&#8217;annuncio cristiano, prima che di parole, \u00e8 fatto di sguardi, testimonianze, esperienze, incontri, vicinanza. In una parola, vita.<\/p><p>Ed \u00e8 quello che Ges\u00f9 \u00e8 venuto a portare, non teorie ma vita in pienezza (Gv 10,10). E vanno con lui: la conversione \u00e8 lasciare la sicurezza di ieri per il futuro aperto di Ges\u00f9; passare da Dio come dovere a Dio come desiderio e stupore. Milioni di persone vorrebbero, sognano di poter passare il resto della vita in pigiama, sul divano di casa. Forse questo il peggio che ci possa capitare: sentirci arrivati, restare immobili. All&#8217;opposto i due discepoli, quelli dei primi passi cristiani, sono stati formati, allenati, addestrati dal Battista, il profeta roccioso e selvatico, a non fermarsi, ad andare e ancora andare, a muovere in cerca dell&#8217;esodo di Dio, ancora pi\u00f9 in l\u00e0. Come loro, \u00abfelice l&#8217;uomo, beata la donna che ha sentieri nel cuore\u00bb (Salmo 83,6).<\/p><p><strong>Chi lo segue sa che Dio dona tutto, riempie le reti<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO030\">III Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(24\/01\/2021)Vangelo:\u00a0Mc 1,14-20\u00a0<\/p><p>\u00abPassando lungo il mare di Galilea\u00bb (il paesaggio d&#8217;acque del lago \u00e8 l&#8217;ambiente naturale preferito da Ges\u00f9) \u00abvide Simone e Andrea che gettavano le reti in mare\u00bb. Pescatori che svolgono la loro attivit\u00e0 quotidiana, ed \u00e8 l\u00ec che il Maestro li incontra. Dio si incarna nella vita, al tempio preferisce il tempo, allo straordinario il piccolo. Come in tutta la Bibbia: Mos\u00e8 e Davide sono incontrati mentre seguono le loro greggi al pascolo; Saul sta cercando le asine del padre; Eliseo ara la terra con sei paia di buoi, Levi \u00e8 seduto allo sportello delle imposte&#8230; Nulla vi \u00e8 di profano nell&#8217;amorosa fatica. E Ges\u00f9, il figlio del falegname, che si \u00e8 sporcato le mani con suo padre, che sa riconoscere ogni albero dalle venature e dal profumo del legno, che si \u00e8 fatto maturo e forte nella fatica quotidiana, l\u00ec ha incontrato l&#8217;esodo di Dio in cerca delle sue creature: \u00abDio si trova in qualche modo sulla punta della mia penna, del mio piccone, del mio pennello, del mio ago, del mio cuore, del mio pensiero\u00bb (Teilhard de Chardin). Venite dietro a me vi far\u00f2 diventare pescatori di uomini. E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Neanche le recuperano, le mollano in acqua, e vanno, come Eliseo che brucia l&#8217;aratro nei solchi del campo&#8230; \u00abin tutta la Bibbia le azioni dicono il cuore\u00bb (A. Guida).<\/p><p>Ges\u00f9 passa e mette in moto le vite. Dove sta la sua forza? Che cosa mancava ai quattro per convincerli a mollare tutto per un mestiere improbabile come pescare uomini? Partire dietro a quel giovane rabbi, senza neppure sapere dove li avrebbe condotti? Avevano il lavoro, una casa, una famiglia, la salute, la fede, tutto il necessario, eppure sentivano il morso di un&#8217;assenza: cos&#8217;\u00e8 la vita? pescare, mangiare, dormire? E poi di nuovo pescare, mangiare, dormire. Tutto qua? Sapevano a memoria le rotte del lago. Ges\u00f9 offre loro la rotta del mondo.<\/p><p>Invece del piccolo cabotaggio dietro ai pesci, offre un&#8217;avventura dentro il cuore di Dio e dei figli. Mancava un sogno, e Ges\u00f9, guaritore dei sogni, regala il sogno di cieli nuovi e terra nuova.<\/p><p>Ges\u00f9 non spiega, loro non chiedono: e lasciati padre, barca, reti, compagni di lavoro andarono dietro a lui. Chi ha seguito il Nazareno, ha sperimentato che Dio riempie le reti, riempie la vita, moltiplica coraggio e fecondit\u00e0. Che non ruba niente e dona tutto. Che \u00abrinunciare per lui \u00e8 uguale a fiorire\u00bb (M. Marcolini).<\/p><p>Due coppie di fratelli silenziosi sono il primo nucleo della fraternit\u00e0 universale, il progetto di Ges\u00f9, che parler\u00e0 di Dio con il linguaggio di casa (abb\u00e0), che vorr\u00e0 estendere a livello di umanit\u00e0 intera le relazioni familiari, che ha sperimentato cos\u00ec belle e generatrici: tutti figli, \u201cfratelli tutti\u201d.<\/p><p>\u00a0<\/p><p><strong>S\u00ec, davvero il Signore \u00e8 venuto \u201ca rovinarci\u201d<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO040\">IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(31\/01\/2021) Vangelo:\u00a0Mc 1,21-28\u00a0<\/p><p>La gente si stupiva del suo insegnamento, come quando nel deserto del sempre uguale ci si imbatte nell&#8217;inaudito. Si stupiva, e l&#8217;ascolto si faceva disarmato. E il motivo: perch\u00e9 insegnava con autorit\u00e0. Ges\u00f9 \u00e8 autorevole perch\u00e9 credibile, in lui messaggio e messaggero coincidono: dice ci\u00f2 che \u00e8, ed \u00e8 ci\u00f2 che dice. Non recita un ruolo. Autorevole, alla lettera significa \u201cche fa crescere\u201d. Lui \u00e8 accrescimento di vita, respiro grande, libero orizzonte. Non insegnava come gli scribi&#8230;Gli scribi sono intelligenti, hanno studiato, conoscono bene le Scritture, ma le ascoltano solo con la testa, in una lettura che non muove il cuore, non lo accende, non diventa pane e gesto.<\/p><p>Molte volte anche noi siamo come degli scribi con noi stessi, ci basta accostare il Vangelo con la ragione, ci pare anche di averlo capito, spesso ci piace, ma l&#8217;esistenza non cambia. La fede non \u00e8 sapere delle cose, ma farle diventare sangue e vita.<\/p><p>Ges\u00f9 insegnava come chi ha autorit\u00e0. Il mondo ha un disperato bisogno di maestri autorevoli. Ma noi chi ascoltiamo? Scegliamoli con cura i nostri maestri e con umilt\u00e0, camminando al passo di chi \u00e8 andato pi\u00f9 avanti. Da chi imparare? Da chi ci aiuta a crescere in sapienza e grazia, cio\u00e8 nella capacit\u00e0 di stupore infinito. Dobbiamo scegliere chi dona ali. I maestri veri non sono quelli che metteranno ulteriori lacci alla mia vita o nuovi pa-letti, ma quelli che mi daranno ulteriori ali, che mi permetteranno di trasformarle, le pettineranno, le allungheranno, le faranno forti. Mi daranno la capacit\u00e0 di volare (A. Potente).<\/p><p>Nella sinagoga di Cafarnao ha luogo poi il primo miracolo. Un indemoniato sta pregando nella comunit\u00e0, \u00e8 un habitu\u00e8 del sabato. Ne aveva ascoltate di prediche&#8230; Si pu\u00f2 passare tutta una vita andando ogni sabato in sinagoga, ogni domenica in chiesa, pregare e ascoltare la Parola, eppure mantenere dentro uno spirito malato, un&#8217;anima lontana che non si lascia raggiungere. Si pu\u00f2 vivere tutta una vita come cristiani della domenica senza farsi mai toccare dalla Parola di Dio (G. Piccolo), senza che entri davvero a fare nuova la vita.<\/p><p>Belle e coinvolgenti le due domande che seguono: Che c&#8217;entri con noi, Ges\u00f9, con la nostra vita quotidiana? Tu sei nel rito della domenica, stai in chiesa, o nell&#8217;alto dei cieli; ma cosa c&#8217;entri tu con la nostra vita di tutti i giorni? Vuoi sapere se credi? Se questo ti cambia la vita. Sei venuto a rovinarci? La risposta \u00e8 \u201cs\u00ec!\u201d: \u00e8 venuto a rovinare le spade che diventano falci; \u00e8 la rovina delle lance che diventano aratri, delle dure conchiglie che imprigionava la perla. \u00abMia dolce rovina\u00bb (D. M. Turoldo), che rovini maschere e paure, e tutto ci\u00f2 che rovina l&#8217;umano.<\/p><p><strong>\u00a0Un \u201coltre\u201d cui affidare la nostra speranza<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO050\">V Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(07\/02\/2021) Vangelo:\u00a0Mc 1,29-39\u00a0<\/p><p>All&#8217;inizio della vita pubblica Ges\u00f9 attraversa i luoghi dove pi\u00f9 forte pulsa la vita: il lavoro (barche, reti, lago), la preghiera e le assemblee (la sinagoga), il luogo dei sentimenti e dell&#8217;affettivit\u00e0 (la casa di Simone).<\/p><p>Ges\u00f9, liberato un uomo dal suo spirito malato, esce dalla sinagoga e \u201csubito\u201d, come incalzato da qualcosa, entra in casa di Simone e Andrea, dove \u201csubito\u201d (bella di nuovo l&#8217;urgenza, la pressione degli affetti) gli parlano della suocera con la febbre. Ospite inatteso, in una casa dove la responsabile dei servizi \u00e8 malata, e l&#8217;ambiente non \u00e8 pronto, non \u00e8 stato preparato al meglio, probabilmente \u00e8 in disordine. Grande maestro, Ges\u00f9, che non si preoccupa del disordine, di quanto di impreparato c&#8217;\u00e8 in noi, di quel tanto di sporco, dell&#8217;aria un po&#8217; chiusa delle nostre vite. E anche lei, donna ormai anziana, non si vergogna di farsi vedere da un estraneo, malata e febbricitante: lui \u00e8 venuto proprio per i malati. Ges\u00f9 la prende per mano, la rialza, la \u201crisuscita\u201d e quella casa dalla vita bloccata si rianima, e la donna, senza riservarsi un tempo, \u201csubito\u201d, senza dire \u00abho bisogno di un attimo, devo sistemarmi, riprendermi\u00bb (A. Guida) si mette a servire, con il verbo degli angeli nel deserto.<\/p><p>Noi siamo abituati a pensare la nostra vita spirituale come a un qualcosa che si svolge nel salotto buono, e noi ben vestiti e ordinati davanti a Dio. Crediamo che la realt\u00e0 della vita nelle altre stanze, quella banale, quotidiana, accidentata, non sia adatta per Dio. E ci sbagliamo: Dio \u00e8 innamorato di normalit\u00e0. Cerca la nostra vita imperfetta per diventarvi lievito e sale e mano che solleva. Questo racconto di un miracolo dimesso, non vistoso, senza commenti da parte di Ges\u00f9, ci ispira a credere che il limite umano \u00e8 lo spazio di Dio, il luogo dove atterra la sua potenza. Il seguito \u00e8 energia: la casa si apre, anzi si espande, diventa grande al punto di poter accogliere, a sera, davanti alla soglia, tutti i malati di Cafarnao. La citt\u00e0 intera \u00e8 riunita sulla soglia tra la casa e la strada, tra la casa e la piazza. Ges\u00f9, polline di gesti e di parole, che ama porte aperte e tetti spalancati per dove entrano occhi e stelle, che ama il rischio del dolore, dell&#8217;amore, del vivere, l\u00ec guarisce.<\/p><p>Quando era ancora buio, usc\u00ec in segreto e pregava. Simone lo rincorre, lo cerca, lo trova: \u00abcosa fai qui? Sfruttiamo il successo, Cafarnao \u00e8 ai tuoi piedi\u00bb. E Ges\u00f9 comincia a destrutturare le attese di Pietro, le nostre illusioni: andiamo altrove! Un altrove che non sappiamo; soltanto so di non essere arrivato, di non potermi accomodare; un \u201coltre\u201d che ogni giorno un po&#8217; mi seduce e un po&#8217; mi impaurisce, ma al quale torno ad affidare ogni giorno la speranza.<\/p><p><strong>Dio vuole guarire tutti Non rifiuta mai nessuno<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO060\">VI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(14\/02\/2021) Vangelo:\u00a0Mc 1,40-45\u00a0<\/p><p>Entra in scena un lebbroso, un disperato che ha perso tutto: casa, lavoro, amici, abbracci, dignit\u00e0 e perfino Dio. Quell&#8217;uomo che si sta decomponendo da vivo, per la societ\u00e0 \u00e8 un peccatore, rifiutato da Dio e castigato con la lebbra. Viene e si avvicina a Ges\u00f9, e non deve, non pu\u00f2, la legge gli impone la segregazione assoluta. Ma Ges\u00f9 non scappa, non si scansa, non lo manda via, sta in piedi davanti a lui e ascolta. Il lebbroso avrebbe dovuto gridare da lontano, a chi incontrava: \u201cimmondo, contagioso\u201d; invece da vicino, a tu per tu, sussurra: se vuoi puoi rendermi puro!<\/p><p>\u00abSe vuoi\u00bb. Il lebbroso naufrago si aggrappa a un \u201cse\u201d, \u00e8 il suo \u201cgancio in mezzo al cielo\u201d, terra ferma dopo la palude. E mi pare di vedere Ges\u00f9 vacillare davanti alla richiesta sommessa di questa creatura alla deriva. Vacillare, come chi ha ricevuto un colpo allo stomaco, un&#8217;unghiata sul cuore: \u00abfu preso alle viscere da compassione\u00bb.<\/p><p>\u00abSe vuoi\u00bb&#8230; grande domanda: dimmi il cuore di Dio! Cosa vuole veramente per me? Vuole la lebbra? Che io sia l&#8217;immondizia del paese? \u00c8 lui che manda il cancro?. Ges\u00f9 vede, si ferma, si commuove e tocca. Da troppo tempo nessuno osava toccarlo, la sua carne moriva di solitudine. Ges\u00f9 stende la mano e tocca l&#8217;intoccabile, contro ogni legge e ogni prudenza, lo tocca mentre \u00e8 ancora contagioso; ed \u00e8 cos\u00ec che inizia a guarirlo, con una carezza che arriva prima della voce, con dita pi\u00f9 eloquenti delle parole. Toccare, esperienza di comunione, di corpo a corpo, azione sempre reciproca (si tocca e si \u00e8 toccati, inscindibilmente!), un comunicare la propria vicinanza, uno sfiorarsi, un brivido, un vibrare di Dio con me, di me con lui.<\/p><p>Poi, la risposta bellissima, la pietra d&#8217;angolo su cui poggia la nuova immagine di Dio: \u00abvoglio!\u00bb Un verbo totale, assoluto. Dio vuole, \u00e8 coinvolto, gli importa, gli sta a cuore, patisce con me, urge in lui una passione per me, un patimento e un appassionarsi.<\/p><p>La seconda parola illumina la volont\u00e0 di Dio: \u00absii purificato\u00bb. Dio \u00e8 intenzione di bene. Nessuno \u00e8 rifiutato. Secondo la legge il lebbroso era escluso dal tempio, non poteva avvicinarsi a Dio finch\u00e9 non era puro. Invece quel giorno ecco il capovolgimento: avvicinati a Dio e sarai purificato. Accoglilo e sarai guarito.<\/p><p>E lo mand\u00f2 via, con tono severo, ordinandogli di non dire niente. Ma il guarito non obbedisce: e si mise a proclamare il messaggio. L&#8217;escluso diventa fonte di stupore. Porta in giro la sua felicit\u00e0, la sua esperienza felice di Dio. Chiss\u00e0 da quanti villaggi era dovuto scappare, e adesso \u00e8 proprio nei villaggi che entra, cerca le persone da cui prima doveva fuggire, per dire che \u00e8 cambiato tutto, perch\u00e9 \u00e8 cambiata, con Ges\u00f9, l&#8217;immagine di Dio.<\/p><p><strong>\u00a0La tentazione ti spinge a scegliere la tua bussola<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BQ010\">I Domenica di Quaresima (Anno B)<\/a>\u00a0(21\/02\/2021) Vangelo:\u00a0Mc 1,12-15\u00a0<\/p><p>Lo Spirito sospinse Ges\u00f9 nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato da Satana. La tentazione? Una scelta tra due amori. Vivere \u00e8 scegliere. La tentazione ti chiede di scegliere la bussola, la stella polare per il tuo cuore. Se non scegli non vivi, non a pieno cuore. Al punto che l&#8217;apostolo Giacomo, camminando lungo questo filo sottile ma fortissimo, ci fa sobbalzare: considerate perfetta letizia subire ogni sorta di prove e di tentazioni. Quasi a dirci che essere tentati forse \u00e8 perfino bello, che di certo \u00e8 assolutamente vitale, per la verit\u00e0 e la libert\u00e0 della persona.<\/p><p>L&#8217;arcobaleno, lanciato sull&#8217;arca di No\u00e8 tra cielo e terra, dopo quaranta giorni di navigazione nel diluvio, prende nuove radici nel deserto, nei quaranta giorni di Ges\u00f9. Ne intravvedo i colori nelle parole: stava con le fiere e gli angeli lo servivano. Affiora la nostalgia del giardino dell&#8217;Eden, l&#8217;eco della grande alleanza dopo il diluvio. Ges\u00f9 ricostruisce l&#8217;armonia perduta e anche l&#8217;infinito si allinea. E nulla che faccia pi\u00f9 paura.<\/p><p>Ma quelle bestie che Ges\u00f9 incontra, sono anche il simbolo delle nostre parti oscure, gli spazi d&#8217;ombra che ci abitano, ci\u00f2 che non mi permette di essere completamente libero o felice, che mi rallenta, che mi spaventa: le nostre bestie selvatiche che un giorno ci hanno graffiato, sbranato, artigliato. Ges\u00f9 stava con&#8230; Impariamo con lui a stare l\u00ec, a guardarle in faccia, a nominarle. Non le devi n\u00e9 ignorare n\u00e9 temere, non le devi neppure uccidere, ma dar loro un nome, che \u00e8 come conoscerle, e poi dare loro una direzione: sono la tua parte di caos, ma chi te le fa incontrare \u00e8 lo Spirito Santo. Anche a te, come a Israele, Dio parla nel tempo della prova, nel deserto, lo fa attraverso la tua debolezza, che diventa il tuo punto di forza. Forse non guarirai del tutto i tuoi problemi, ma la maturit\u00e0 dell&#8217;uomo consiste nell&#8217;avviare un percorso, con pazienza (tu maturi non quando risolvi tutto, ma quando hai pazienza e armonia con tutto). Allora ti accorgi che Dio parla a te nella fragilit\u00e0 e che lo Spirito \u00e8 colui che ti permette di re-innamorarti della realt\u00e0 tutta intera, a partire dai tuoi deserti.<\/p><p>Dopo che Giovanni fu arrestato Ges\u00f9 and\u00f2 nella Galilea proclamando il vangelo di Dio. E diceva: il Regno di Dio \u00e8 vicino.<\/p><p>Ges\u00f9 proclama il &#8220;vangelo di Dio&#8221;. Dio come una &#8220;bella notizia&#8221;. Non era ovvio per niente. Non tutta la Bibbia \u00e8 vangelo; non tutta \u00e8 bella, gioiosa notizia; alle volte \u00e8 minaccia e giudizio, spesso \u00e8 precetto e ingiunzione. Ma la caratteristica originale del rabbi di Nazaret \u00e8 annunciare vangelo, una parola che conforta la vita, una notizia gioiosa: Dio si \u00e8 fatto vicino, \u00e8 un alleato amabile, \u00e8 un abbraccio, un arcobaleno, un bacio su ogni creatura.<\/p><p><strong>Conservare la luce per quando viene il buio<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BQ020\">II Domenica di Quaresima (Anno B)<\/a>\u00a0(28\/02\/2021) Vangelo:\u00a0Mc 9,2-10\u00a0<\/p><p>Il monte della luce, collocato a met\u00e0 del racconto di Marco, \u00e8 lo spartiacque della ricerca su chi \u00e8 Ges\u00f9. Come in un dittico, la prima parte del suo libretto racconta opere e giorni del Messia, la seconda parte, a partire da qui, disegna il volto altro del &#8220;Figlio di Dio&#8221;: vangelo di Ges\u00f9, il Cristo, il figlio di Dio (Mc 1,1).<\/p><p>Il racconto \u00e8 tessuto ad arte con i fili dorati della lingua dell&#8217;Esodo, monte, nube, voce, Mos\u00e8, splendore, ascolto, cornice di rivelazioni. Nuovo invece \u00e8 il grido entusiasta di Pietro: che bello qui! Esperienza di bellezza, da cui sgorga gioia senza interessi. Marco sta raccontando un momento di felicit\u00e0 di Ges\u00f9 (G. Piccolo) che contagia i suoi. A noi che il fariseismo eterno ha reso diffidenti verso la gioia, viene proposto un Ges\u00f9 che non ha paura della felicit\u00e0. E i suoi discepoli con lui. Ges\u00f9 \u00e8 felice perch\u00e9 la luce \u00e8 un sintomo, il sintomo che lui, il rabbi di Nazaret, sta camminando bene, verso il volto di Dio; e poi perch\u00e9 si sente amato dal Padre, sente le parole che ogni figlio vorrebbe sentirsi dire; ed \u00e8 felice perch\u00e9 sta parlando dei suoi sogni con i pi\u00f9 grandi sognatori della Bibbia, Mos\u00e8 ed Elia, il liberatore e il profeta; perch\u00e9 ha vicino tre ragazzi che non capiscono granch\u00e9, ma che comunque gli vogliono bene, e lo seguono da anni, dappertutto.<\/p><p>Anche i tre apostoli guardano, si emozionano, sono storditi, sentono l&#8217;urto della felicit\u00e0 e della bellezza sul monte, qualcosa che toglie il fiato: che bello con te, rabbi! Vedono volti imbevuti di luce, occhi di sole, quello che anche noi notiamo in una persona felice: ti brillano gli occhi! Vorrebbero congelare quella esperienza, la pi\u00f9 bella mai vissuta: facciamo tre capanne! Fermiamoci qui sul monte, \u00e8 un momento perfetto, il massimo! C&#8217;\u00e8 un Dio da godere, da esserne felici. Ma \u00e8 un&#8217;illusione breve, la vita non la puoi fermare, la vita \u00e8 infinita e l&#8217;infinito \u00e8 nella vita, ordinaria, feriale, fragile e sempre incamminata. La felicit\u00e0 non la puoi conservare sotto una campana di vetro o rinchiudere dentro una capanna. Quando ti \u00e8 data, miracolo intermittente, godila senza timori, \u00e8 una carezza di Dio, uno scampolo di risurrezione, una tessera di vita realizzata. Godi e ringrazia. E quando la luce svanisce e se ne va, lasciala andare, senza rimpianti, scendi dal monte ma non dimenticarlo, conserva e custodisci la memoria della luce vissuta.<\/p><p>Cos\u00ec sar\u00e0 per i discepoli quando tutto si far\u00e0 buio, quando il loro Maestro sar\u00e0 preso, incatenato, deriso, spogliato, torturato, crocifisso. Come loro, anche per noi nei nostri inverni, sar\u00e0 necessario cercare negli archivi dell&#8217;anima le tracce della luce, la memoria del sole per appoggiarvi il cuore e la fede. Dall&#8217;oblio discende la notte.<\/p><p><strong>I mercanti nel tempio e quelli nel nostro cuore<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BQ030\">III Domenica di Quaresima (Anno B)<\/a>\u00a0(07\/03\/2021) Vangelo:\u00a0Gv 2,13-25\u00a0<\/p><p>L&#8217;episodio della cacciata dei mercanti nel tempio si \u00e8 stampato cos\u00ec prepotentemente nella memoria dei discepoli da essere riportato da tutti i Vangeli. Ci\u00f2 che sorprende, e commuove, in Ges\u00f9 \u00e8 vedere come in lui convivono e si alternano, come in un passo di danza, la tenerezza di una donna innamorata e il coraggio di un eroe (C. Biscontin), con tutta la passione e l&#8217;irruenza del mediorientale. Ges\u00f9 entra nel tempio: ed \u00e8 come entrare nel centro del tempo e dello spazio. Ci\u00f2 che ora Ges\u00f9 far\u00e0 e dir\u00e0 nel luogo pi\u00f9 sacro di Israele \u00e8 di capitale importanza: ne va di Dio stesso. Nel tempio trova i venditori di animali: pecore, buoi e mercanti sono cacciati fuori, tutti insieme, eloquenza dei gesti. Invece ai venditori di colombe rivolge la parola: la colomba era l&#8217;offerta dei poveri, c&#8217;\u00e8 come un riguardo verso di loro. Gett\u00f2 a terra il denaro, il Dio denaro, l&#8217;idolo mammona innalzato su tutto, insediato nel tempio come un re sul trono, l&#8217;eterno vitello d&#8217;oro. Non fate della casa del Padre mio un mercato&#8230; Mi domando qual \u00e8 la vera casa del padre. Una casa di pietre? \u00abCasa di Dio siamo noi se custodiamo libert\u00e0 e speranza\u00bb (Eb 3,6).<\/p><p>La parola di Ges\u00f9 allora raggiunge noi: non fate mercato della persona! Non comprate e non vendete la vita, nessuna vita, voi che comprate i poveri, i migranti, per un paio di sandali, o un operaio per pochi euro. Se togli libert\u00e0, se lasci morire speranze, tu dissacri e profani il pi\u00f9 vero tabernacolo di Dio. E ancora: non fate mercato della fede. Tutti abbiamo piazzato ben saldo nell&#8217;anima un tavolino di cambiamonete con Dio: io ti do preghiere, sacrifici e offerte, tu in cambio mi assicuri salute e benessere, per me e per i miei. Fede da bottegai, che adoperano con Dio la legge scadente, decadente del baratto, quasi che quello di Dio fosse un amore mercenario.<\/p><p>Ma l&#8217;amore, se \u00e8 vero, non si compra, non si mendica, non si finge. Dio ha viscere di madre: una madre non la puoi comprare, non la devi pagare, da lei sei ripartorito ogni giorno di nuovo. Un padre non si deve placare con offerte o sacrifici, ci si nutre di ogni suo gesto e parola come forza di vita. Pochi minuti dopo, i mercanti di colombe avevano gi\u00e0 rimesso in fila le loro gabbie, i cambiamonete avevano recuperato dal selciato anche l&#8217;ultimo spicciolo. Il denaro era pesato e contato di nuovo, era riciclato a norma di legge. Benedetto da tutti: pellegrini, sacerdoti, mercanti e mendicanti. Il gesto di Ges\u00f9 sembra non avere conseguenze immediate, ma \u00e8 profezia in azione. E il profeta ama la parola di Dio pi\u00f9 ancora dei suoi risultati. Il profeta \u00e8 il custode che veglia sulla feritoia per la quale entrano nel cuore speranza e libert\u00e0. Chi vuole pagare l&#8217;amore va contro la sua stessa natura e lo tratta da prostituta.<\/p><p>Quando i profeti parlavano di prostituzione nel tempio, intendevano questo culto, tanto pio quanto offensivo di Dio, quando il fedele vuole gestire Dio: io ti do preghiere e sacrifici, tu mi dai sicurezza e salute. L&#8217;amore non si compra, non si mendica, non si impone, non si finge. Ma poi, se entrasse nella mia casa, che cosa mi chiederebbe di rovesciare in terra, tra i miei piccoli o grandi idoli? Tutto il superfluo&#8230;<\/p><p><strong>L&#8217;essenziale \u00e8 il grande amore di Dio per il mondo<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BQ040\">IV Domenica di Quaresima &#8211; Laetare (Anno B)<\/a>\u00a0(14\/03\/2021)\u00a0 Vangelo:\u00a0Gv 3,14-21\u00a0<\/p><p>Si \u00e8 appena conclusa la scena irruente, fragorosa di Ges\u00f9 che scaccia i mercanti dal tempio. A Gerusalemme, capi e gente comune tutti parlano della novit\u00e0 di quel giovane rabbi. Ora, da quella scena clamorosa e sovversiva si passa a un vangelo intimo e raccolto. Nicodemo ha grande stima di Ges\u00f9 e vuole capire di pi\u00f9, ma non osa compromettersi e si reca da lui di notte. Prima sorpresa: quel Ges\u00f9 che dir\u00e0 \u00abil vostro parlare sia s\u00ec s\u00ec, no no\u00bb, rispetta la paura di Nicodemo, non si perde nei limiti della sua poca coerenza, ma mostrando comprensione per la sua debolezza, lo trasforma nel coraggioso che si opporr\u00e0 al suo gruppo (Gv 7,50) e verr\u00e0 al tramonto del grande venerd\u00ec (Gv 19,39) a prendersi cura del corpo del Crocifisso.<\/p><p>Quando tutti i coraggiosi fuggono, il pauroso va sotto la croce, portando trenta chili di aloe e mirra, una quantit\u00e0 in eccesso, una eccedenza di affetto e gratitudine.<\/p><p>Ges\u00f9 trasforma. \u00c8 una via tutta nuova, per noi che i maestri dello spirito hanno sempre stretto nell&#8217;alternativa: coraggio o vilt\u00e0, coerenza o incoerenza, resistenza o debolezza, perfezione o errore. Ges\u00f9 mostra una terza via: il rispetto che abbraccia l&#8217;imperfezione, la fiducia che accoglie la fragilit\u00e0 e la trasforma. La terza via di Ges\u00f9 \u00e8 credere nel cammino dell&#8217;uomo pi\u00f9 che nel traguardo, puntare sulla verit\u00e0 umile del primo passo pi\u00f9 che sul raggiungimento della meta lontana. Maestro dei germogli.<\/p><p>In quel dialogo notturno Ges\u00f9 comunica, in poche parole, l&#8217;essenziale della fede: Dio ha tanto amato il mondo&#8230; \u00e8 una cosa sicura, una cosa gi\u00e0 accaduta, una certezza centrale: Dio \u00e8 l&#8217;amante che ti salva. Parole decisive, da riassaporare ogni giorno e alle quali aggrapparci sempre. Dovete nascere dall&#8217;alto: io vivo delle mie sorgenti, ed ho sorgenti di cielo da ritrovare. Allora potr\u00f2 finalmente nascere a una vita pi\u00f9 alta e pi\u00f9 grande, e guardare l&#8217;esistenza da una prospettiva nuova, da un pertugio aperto nel cielo, per vedere cosa \u00e8 effimero e cosa invece \u00e8 eterno.<\/p><p>Quello che nasce dallo Spirito \u00e8 Spirito. E la notte si illumina. Chi \u00e8 nato dallo Spirito non solo ha lo Spirito ma \u00e8 Spirito. Non solo \u00e8 tempio dello Spirito, ma \u00e8 della stessa sostanza dello Spirito. Ogni essere genera figli secondo la propria specie, le piante, gli animali, l&#8217;uomo e la donna. Ebbene, anche Dio genera figli secondo la specie di Dio.<\/p><p>E non c&#8217;\u00e8 maiuscolo o minuscolo nei testi originari: maiuscolo per lo Spirito di Dio, la sua forza generante, minuscolo per lo spirito dell&#8217;uomo generato. Non si riesce a distinguere se \u201cspirito\u201d si riferisca all&#8217;uomo o a Dio. Questa confusione \u00e8 straordinaria. Una bellissima rivelazione: tu, rinato dallo Spirito, sei Spirito.<\/p><p><strong>La lezione di \u201cvita\u201d del chicco che \u201cmuore\u201d<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BQ050\">V Domenica di Quaresima (Anno B)<\/a>\u00a0(21\/03\/2021) Vangelo:\u00a0Gv 12,20-33\u00a0<\/p><p>Vogliamo vedere Ges\u00f9: domanda dell&#8217;anima eterna dell&#8217;uomo che cerca, e che sento mia. La risposta di Ges\u00f9 esige occhi profondi: se volete capire guardate il chicco di grano, cercate nella croce, sintesi ultima del Vangelo. Se il chicco di grano non muore resta solo, se muore produce molto frutto. Una delle frasi pi\u00f9 celebri e pi\u00f9 difficili del Vangelo. Quel \u00abse muore\u00bb fa peso sul cuore e oscura tutto il resto. Ma se ascolti la lezione del chicco, il senso si sposta; se osservi, vedi che il cuore del seme, il nucleo intimo e vivo da cui germoglier\u00e0 la spiga, \u00e8 il germe, e il grembo che lo avvolge \u00e8 il suo nutrimento. Il chicco in realt\u00e0 \u00e8 un forziere di vita che lentamente si apre, un piccolo vulcano vivo da cui erompe, invece che lava, un piccolo miracolo verde. Nella terra ci\u00f2 che accade non \u00e8 la morte del seme (il seme marcito \u00e8 sterile) ma un lavorio infaticabile e meraviglioso, una donazione continua e ininterrotta, vero dono di s\u00e9: la terra dona al chicco i suoi elementi minerali,<\/p><p>il chicco offre al germe (e sono una cosa sola) se stesso in nutrimento, come una madre offre al bimbo il suo seno. E quando il chicco ha dato tutto, il germe si lancia all&#8217;intorno con le sue radici affamate di vita, si lancia verso l&#8217;alto con la punta fragile e potentissima delle sue foglioline.<\/p><p>Allora il chicco muore s\u00ec, ma nel senso che la vita non gli \u00e8 tolta ma trasformata in una forma di vita pi\u00f9 evoluta e potente. \u201cQuello che il bruco chiama fine del mondo tutti gli altri chiamano farfalla\u201d (Lao Tze), non striscia pi\u00f9, vola; muore alla vita di prima per continuare a vivere in una forma pi\u00f9 alta.<\/p><p>Il verbo principale che regge la parabola del seme \u00e8 \u00abproduce frutto\u00bb. Gloria di Dio non \u00e8 il morire ma la fecondit\u00e0, e il suo innesco \u00e8 il dono di s\u00e9. La chiave di volta che regge il mondo, dal chicco a Cristo, non \u00e8 la vittoria del pi\u00f9 forte ma il dono.<\/p><p>La seconda icona offerta da Ges\u00f9 \u00e8 la croce, l&#8217;immagine pi\u00f9 pura e pi\u00f9 alta che Dio ha dato di se stesso. Per sapere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della Croce (Karl Rahner). Dio entra nella morte perch\u00e9 l\u00e0 va ogni suo figlio. Ma dalla morte esce come germe dalla terra, forma di vita indistruttibile, e ci trascina fuori, in alto, con s\u00e9. Ges\u00f9: un chicco di grano che si consuma e germoglia; una croce nuda dove gi\u00e0 respira la risurrezione.<\/p><p>\u201cLa Croce non ci fu data per capirla ma per aggrapparci ad essa\u201d (Bonhoeffer): attratto da qualcosa che non capisco, ma che mi seduce e mi rassicura, mi aggrappo alla sua Croce, cammino con Lui, in eterno morente nei suoi fratelli, in eterno risorgente. Sulla croce l&#8217;arte divina di amare si offre alla contemplazione cosmica, si dona alla fecondit\u00e0 delle vite.<\/p><p><strong>La Settimana in cui stare vicino alle ferite di Ges\u00f9<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BPALM\">Domenica delle Palme (Anno B)<\/a>\u00a0(28\/03\/2021)\u00a0 Vangelo:\u00a0Mc 14,1-15,47\u00a0<\/p><p>L&#8217;entrata di Ges\u00f9 a Gerusalemme non \u00e8 solo un evento storico, ma una parabola in azione. Di pi\u00f9: una trappola d&#8217;amore perch\u00e9 la citt\u00e0 lo accolga, perch\u00e9 io lo accolga.<\/p><p>Dio corteggia la sua citt\u00e0 (fede \u00e8 la mia risposta al corteggiamento di Dio): viene come un Re mendicante (il maestro ne ha bisogno, ma lo rimander\u00e0 subito), cos\u00ec povero da non possedere neanche la pi\u00f9 povera bestia da soma. Un Potente umile, che non si impone, si propone; come un disarmato amante.<\/p><p>Benedetto Colui che viene. \u00c8 straordinario poter dire: Dio viene. In questo paese, per queste strade, nella mia casa che sa di pane e di abbracci, Dio viene ancora, viaggiatore dei millenni e dei cuori. Si avvicina, \u00e8 alla porta.<\/p><p>La Settimana Santa dispiega, a uno a uno, i giorni del nostro destino; ci vengono incontro lentamente, ognuno generoso di segni, di simboli, di luce. In questa settimana, il ritmo dell&#8217;anno liturgico rallenta, possiamo seguire Ges\u00f9 giorno per giorno, quasi ora per ora. La cosa pi\u00f9 santa che possiamo fare \u00e8 stare con lui: \u00abuomini e donne vanno a Dio nella loro sofferenza, piangono per aiuto, chiedono pane e conforto. Cos\u00ec fan tutti, tutti. I cristiani invece stanno vicino a Dio nella sua sofferenza\u00bb (Bonhoffer). Stanno vicino a un Dio che sulla croce non \u00e8 pi\u00f9 &#8220;l&#8217;onnipotente&#8221; dei nostri desideri infantili, il salvagente nei nostri naufragi, ma \u00e8 il Tutto-abbracciante, l&#8217;Onni-amante cha fa naufragio nella tempesta perfetta dell&#8217;amore per noi.<\/p><p>Sono giorni per stare vicino a Dio nella sua sofferenza: la passione di Cristo si consuma ancora, in diretta, nelle infinite croci del mondo, dove noi possiamo stare accanto ai crocifissi della storia, lasciarci ferire dalle loro ferite, provare dolore per il dolore della terra, di Dio, dell&#8217;uomo, patire e portare conforto.<\/p><p>La croce disorienta, ma se persisto a restarle accanto come le donne, a guardarla come il centurione, esperto di morte, di certo non capir\u00f2 tutto, ma una cosa s\u00ec, che l\u00ec, in quella morte, \u00e8 il primo vagito di un mondo nuovo.<\/p><p>Cosa ha visto il centurione per pronunciare lui, pagano, il primo compiuto atto di fede cristiano: &#8220;era il Figlio di Dio&#8221;? Ha visto un Dio che ama da morire, da morirci. La fede cristiana poggia sulla cosa pi\u00f9 bella del mondo: un atto d&#8217;amore perfetto. Ha visto il capovolgimento del mondo; Dio che d\u00e0 la vita anche a chi gli d\u00e0 la morte; il cui potere \u00e8 servire anzich\u00e9 asservire; vincere la violenza non con un di pi\u00f9 di violenza, ma prendendola su di s\u00e9.<\/p><p>La croce \u00e8 l&#8217;immagine pi\u00f9 pura, pi\u00f9 alta, pi\u00f9 bella che Dio ha dato di se stesso. Sono i giorni che lo rivelano: &#8220;per sapere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della Croce&#8221;(K. Rahner).<\/p><p><strong>La Pasqua movimento d&#8217;amore senza fine<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BVEPA\">Veglia Pasquale nella Notte Santa (Anno B)<\/a>\u00a0(04\/04\/2021) Vangelo:\u00a0Mc 16,1-8\u00a0<\/p><p>Tre donne, di buon mattino, quasi clandestinamente, in quell&#8217;ora in cui si passa dal buio alla luce, vanno a prendersi cura del corpo di Ges\u00f9, come sanno, con il poco che hanno. Lo amano anche da morto, il loro maestro, e scoprono che il tempo dell&#8217;amore \u00e8 pi\u00f9 lungo del tempo della vita, mentre passano di sorpresa in sorpresa: \u00abguardando videro che il grande masso era gi\u00e0 stato spostato\u00bb.<\/p><p>Pasqua \u00e8 la festa dei macigni rotolati via, delle pietre rovesciate dall&#8217;imboccatura del cuore, dall&#8217;ingresso dell&#8217;anima. Stupore, disorientamento, paura, eppure entrano, fragili e indomite, incontro a una sorpresa pi\u00f9 grande: un messaggero giovane (il mondo intero \u00e8 nuovo, fresco, giovane, in quel mattino) con un annuncio che sembra essere la bella notizia tanto attesa: \u00abGes\u00f9 che avete visto crocifisso \u00e8 risorto\u00bb. Avrebbero dovuto gioire, invece ammutoliscono. Il giovane le incalza \u00abNon \u00e8 qui\u00bb. Che bella questa parola: &#8220;non \u00e8 qui&#8221;, lui c&#8217;\u00e8, vive, ma non qui. Lui \u00e8 il vivente, un Dio da sorprendere nella vita. C&#8217;\u00e8, ma va cercato fuori dal territorio delle tombe, in giro per le strade, per le case, dovunque, eccetto che fra le cose morte: &#8220;lui \u00e8 in ogni scelta per un pi\u00f9 grande amore, \u00e8 nella fame di pace, negli abbracci degli amanti, nel grido vittorioso del bambino che nasce, nell&#8217;ultimo respiro del morente&#8221; (G. Vannucci).<\/p><p>E poi ancora una sorpresa: la fiducia immensa del Signore che affida proprio a loro cos\u00ec disorientate, il grande annuncio: \u00abAndate e dite\u00bb, con i due imperativi propri della missione. Da discepole senza parole, a missionarie dei discepoli senza coraggio. \u00abVi precede in Galilea\u00bb. E appare un Dio migratore, che ama gli spazi aperti, che apre cammini, attraversa muri e spalanca porte: un seme di fuoco che si apre la strada nella storia. Vi precede: avanza alla testa della lunga carovana dell&#8217;umanit\u00e0 incamminata verso la vita; cammina davanti, ad aprire l&#8217;immensa migrazione verso la terra promessa. Davanti, a ricevere in faccia il vento, la morte, e poi il sole del primo mattino, senza arretrare di un passo mai. Il Vangelo di Pasqua ci racconta che nella vita \u00e8 nascosto un segreto che Cristo \u00e8 venuto a sussurrarci amorosamente all&#8217;orecchio.<\/p><p>Il segreto \u00e8 questo: c&#8217;\u00e8 un movimento d&#8217;amore dentro la vita che non le permette mai di restare ferma, che la rimette in moto dopo ogni morte, che la rilancia dopo ogni scacco, che per ogni uomo che uccide cento ce ne sono che curano le ferite, e mille ciliegi che continuano ostinatamente a fiorire. Un movimento d&#8217;amore che non ha mai fine, che nessuna violenza umana potr\u00e0 mai arrestare, un flusso vitale dentro al quale \u00e8 presa ogni cosa che vive, e che rivela il nome ultimo di Dio: Risurrezione.<\/p><p><strong>Le ferite del Risorto, alfabeto d&#8217;amore<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BP020\">II Domenica di Pasqua (Anno B)<\/a>\u00a0(11\/04\/2021)\u00a0 Vangelo:\u00a0Gv 20,19-31\u00a0<\/p><p>I discepoli erano chiusi in casa per paura. Paura dei capi dei giudei, delle guardie del tempio, della folla volubile, dei romani, di se stessi. E tuttavia Ges\u00f9 viene. In quella casa dalle porte sbarrate, in quella stanza dove manca l&#8217;aria, dove non si pu\u00f2 star bene, nonostante tutto Ges\u00f9 viene. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c&#8217;era con loro anche Tommaso. Venne Ges\u00f9 a porte chiuse.<\/p><p>La prima sua venuta sembra senza effetto, otto giorni dopo tutto \u00e8 come prima, eppure lui \u00e8 di nuovo l\u00ec. Secoli dopo \u00e8 ancora qui, davanti alle mie porte chiuse, mite e determinato come un seme che non si lascia sgomentare da nessun nero di terra. Che bello il nostro Dio! Non accusa, non rimprovera, non abbandona, ma si ripropone, si riconsegna a discepoli che non l&#8217;hanno capito, facili alla vilt\u00e0 e alla bugia. Li aveva inviati per le strade di Gerusalemme e del mondo, e li ritrova ancora paralizzati dalla paura. In quali povere mani si \u00e8 messo. Che si stancano presto, che si sporcano subito. Eppure accompagna con delicatezza infinita la fede lenta dei suoi, ai quali non chiede di essere perfetti, ma di essere autentici; non di essere immacolati, ma di essere incamminati. E si rivolge a Tommaso &#8211; povero caro Tommaso diventato proverbiale. Ma \u00e8 proprio il Maestro che l&#8217;aveva educato alla libert\u00e0 interiore, a non omologarsi, rigoroso e coraggioso, ad andare e venire, lui galileo, per le strade della grande citt\u00e0 giudea e ostile.<\/p><p>Ges\u00f9 lo invita: Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco. La risurrezione non ha richiuso i fori dei chiodi, non ha rimarginato le labbra delle ferite, come ci saremmo aspettati. Perch\u00e9 la croce non \u00e8 un semplice incidente di percorso da superare e dimenticare, ma \u00e8 la gloria di Ges\u00f9, il punto pi\u00f9 alto dell&#8217;arte divina di amare, che in quelle ferite si offre per sempre alla contemplazione dell&#8217;universo. \u00c8 proprio a causa di quei fori nelle mani e nel fianco che Dio l&#8217;ha risuscitato, e non gi\u00e0 nonostante essi: sono l&#8217;alfabeto indelebile della sua lettera d&#8217;amore. Ges\u00f9 non vuole forzare Tommaso, ne rispetta la fatica e i dubbi, sa i tempi di ciascuno, conosce la complessit\u00e0 del vivere. Ci\u00f2 che vuole \u00e8 il suo stupore, quando capir\u00e0 che la sua fede poggia sulla cosa pi\u00f9 bella del mondo: un atto d&#8217;amore perfetto. Tocca, guarda, metti!<\/p><p>Se alla fine Tommaso abbia toccato o no, non ha pi\u00f9 alcuna importanza. Mio Signore e mio Dio. Tommaso ripete quel piccolo aggettivo \u201cmio\u201d che cambia tutto. Mio non di possesso, ma di appartenenza: stringimi in te, stringiti a me. Mio, come lo \u00e8 il cuore. E, senza, non sarei. Mio, come lo \u00e8 il respiro. E, senza, non vivrei.<\/p><p><strong>Ges\u00f9 risorto e quell&#8217;invito a mangiare assieme a lui<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BP030\">III Domenica di Pasqua (Anno B)<\/a>\u00a0(18\/04\/2021)\u00a0 Vangelo:\u00a0Lc 24,35-48\u00a0<\/p><p>Stanno ancora parlando, dopo la gioiosa corsa notturna di ritorno a Gerusalemme, quando Ges\u00f9 di persona apparve in mezzo a loro. In mezzo: non sopra di loro; non davanti, affinch\u00e9 nessuno sia pi\u00f9 vicino di altri. Ma in mezzo: tutti importanti allo stesso modo e lui collante delle vite. Pace \u00e8 la prima parola. La pace \u00e8 qui: pace alle vostre paure, alle vostre ombre, ai pensieri che vi torturano, ai rimorsi, ai sentieri spezzati, pace anche a chi \u00e8 fuggito, a Tommaso che non c&#8217;\u00e8, pace anche a Giuda&#8230;<\/p><p>Sconvolti e pieni di paura credevano di vedere un fantasma. Lo conoscevano bene, dopo tre anni di Galilea, di olivi, di lago, di villaggi, di occhi negli occhi, eppure non lo riconoscono. Ges\u00f9 \u00e8 lo stesso ed \u00e8 diverso, \u00e8 il medesimo ed \u00e8 trasformato, \u00e8 quello di prima ma non pi\u00f9 come prima: la Risurrezione non \u00e8 un semplice ritorno indietro, \u00e8 andare avanti, trasformazione, pienezza. Ges\u00f9 l&#8217;aveva spiegato con la parabola del chicco di grano che diventa spiga: viene sepolto come piccola semente e risorge dalla terra come spiga piena. Mi consola la fatica dei discepoli a credere, \u00e8 la garanzia che non si tratta di un evento inventato da loro, ma di un fatto che li ha spiazzati. Allora Ges\u00f9 pronuncia, per sciogliere paure e dubbi, i verbi pi\u00f9 semplici e familiari: \u201cGuardate, toccate, mangiamo insieme! Non sono un fantasma\u201d. Mi colpisce il lamento di Ges\u00f9, umanissimo lamento: non sono un fiato nell&#8217;aria, un mantello di parole pieno di vento&#8230; E senti il suo desiderio di essere accolto come un amico che torna da lontano, da abbracciare con gioia. Un fantasma non lo puoi amare n\u00e9 stringere a te, quello che Ges\u00f9 chiede. Toccatemi: da chi vuoi essere toccato? Solo da chi \u00e8 amico e ti vuol bene. Gli apostoli si arrendono ad una porzione di pesce arrostito, al pi\u00f9 familiare dei segni, al pi\u00f9 umano dei bisogni, ad un pesce di lago e non agli angeli, all&#8217;amicizia e non a una teofania prodigiosa. Lo racconteranno come prova del loro incontro con il Risorto: noi abbiamo mangiato con lui dopo la sua risurrezione (At 10,41). Mangiare \u00e8 il segno della vita; mangiare insieme \u00e8 il segno pi\u00f9 eloquente di una comunione ritrovata; un gesto che rinsalda i legami delle vite e li fa crescere. Insieme, a nutrirsi di pane e di sogni, di intese e reciprocit\u00e0. E conclude: di me voi siete testimoni. Non predicatori, ma testimoni, \u00e8 un&#8217;altra cosa. Con la semplicit\u00e0 di bambini che hanno una bella notizia da dare, e non ce la fanno a tacere, e gliela leggi in viso. La bella notizia \u00e8 questa: Ges\u00f9 \u00e8 vivo, \u00e8 potenza di vita, avvolge di pace, piange le nostre lacrime, ci cattura dentro il suo risorgere, ci solleva a pienezza, su ali d&#8217;aquila, nel tempo e nell&#8217;eternit\u00e0.<\/p><p><strong>Il Dio-pastore dona la vita anche a chi gliela toglie<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BP040\">IV Domenica di Pasqua (Anno B)<\/a>\u00a0(25\/04\/2021)\u00a0 Vangelo:\u00a0Gv 10,11-18\u00a0<\/p><p>Io sono il buon pastore! Per sette volte Ges\u00f9 si presenta: \u201cIo sono\u201d pane, vita, strada, verit\u00e0, vite, porta, pastore buono. E non intende \u201cbuono\u201d nel senso di paziente e delicato con pecore e agnelli; non un pastore, ma il pastore, quello vero, l&#8217;autentico. Non un pecoraio salariato, ma quello, l&#8217;unico, che mette sul piatto la sua vita. Sono il pastore bello, dice letteralmente il testo evangelico originale. E noi capiamo che la sua bellezza non sta nell&#8217;aspetto, ma nel suo rapporto bello con il gregge, espresso con un verbo alto che il Vangelo oggi rilancia per ben cinque volte: io offro! Io non domando, io dono. Io non pretendo, io regalo. Qual \u00e8 il contenuto di questo dono? Il massimo possibile: \u201cIo offro la vita\u201d. Molto di pi\u00f9 che pascoli e acqua, infinitamente di pi\u00f9 che erba e ovile sicuro. Il pastore \u00e8 vero perch\u00e9 compie il gesto pi\u00f9 regale e potente: dare, offrire, donare, gettare sulla bilancia la propria vita.<\/p><p>Ecco il Dio-pastore che non chiede, offre; non prende niente e dona il meglio; non toglie vita ma d\u00e0 la sua vita anche a coloro che gliela tolgono. Cerco di capire di pi\u00f9: con le parole \u201cio offro la vita\u201d Ges\u00f9 non si riferisce al suo morire, quel venerd\u00ec, inchiodato a un legno. \u201cDare la vita\u201d \u00e8 il mestiere di Dio, il suo lavoro, la sua attivit\u00e0 inesausta, inteso al modo delle madri, al modo della vite che d\u00e0 linfa al tralci (Giovanni), della sorgente che zampilla acqua viva (Samaritana), del tronco d&#8217;olivo che trasmette potenza buona al ramo innestato (Paolo). Da lui la vita fluisce inesauribile, potente, illimitata.<\/p><p>Il mercenario, il pecoraio, vede venire il lupo e fugge perch\u00e9 non gli importa delle pecore. Al pastore invece importano, io gli importo. Verbo bellissimo: essere importanti per qualcuno! E mi commuove immaginare la sua voce che mi assicura: io mi prender\u00f2 cura della tua felicit\u00e0.<\/p><p>E qui la parabola, la similitudine del pastore bello si apre su di un piano non realistico, spiazzante, eccessivo: nessun pastore sulla terra \u00e8 disposto a morire per le sue pecore; a battersi s\u00ec, ma a morire no; \u00e8 pi\u00f9 importante salvare la vita che il gregge; perdere la vita \u00e8 qualcosa di irreparabile. E qui entra in gioco il Dio di Ges\u00f9, il Dio capovolto, il nostro Dio differente, il pastore che per salvare me, perde se stesso.<\/p><p>L&#8217;immagine del pastore si apre su uno di quei dettagli che vanno oltre gli aspetti realistici della parabola (eccentrici li chiama Paul Ricoeur). Sono quelle feritoie che aprono sulla eccedenza di Dio, sul \u201cdi pi\u00f9\u201d che viene da lui, sull&#8217;impensabile di un Dio pi\u00f9 grande del nostro cuore. Di questo Dio io mi fido, a lui mi affido, credo in lui come un bambino e vorrei mettergli fra le mani tutti gli agnellini del mondo.<\/p><p><strong>Pi\u00f9 che pulite Dio chiede mani colme di vendemmia<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BP050\">V Domenica di Pasqua (Anno B)<\/a>\u00a0(02\/05\/2021)\u00a0 Vangelo:\u00a0Gv 15,1-8\u00a0<\/p><p>Ges\u00f9 ci comunica Dio attraverso lo specchio delle creature pi\u00f9 semplici: Cristo vite, io tralcio, io e lui la stessa pianta, stessa vita, unica radice, una sola linfa.<\/p><p>E poi la meravigliosa metafora del Dio contadino, un vignaiolo profumato di sole e di terra, che si prende cura di me e adopera tutta la sua intelligenza perch\u00e9 io porti molto frutto; che non impugna lo scettro dall&#8217;alto del trono ma la vanga e guarda il mondo piegato su di me, ad altezza di gemma, di tralcio, di grappolo, con occhi belli di speranza.<\/p><p>Fra tutti i campi, la vigna era il campo preferito di mio padre, quello in cui investiva pi\u00f9 tempo e passione, perfino poesia. E credo sia cos\u00ec per tutti i contadini. Narrare di vigne \u00e8 allora svelare un amore di preferenza da parte del nostro Dio contadino. Tu, io, noi siamo il campo preferito di Dio. La metafora della vite cresce verso un vertice gi\u00e0 anticipato nelle parole: io sono la vite, voi i tralci (v.5). Siamo davanti ad una affermazione inedita, mai udita prima nelle Scritture: le creature (i tralci) sono parte del Creatore (la vite). Cosa \u00e8 venuto a portare Ges\u00f9 nel mondo? Forse una morale pi\u00f9 nobile oppure il perdono dei peccati? Troppo poco; \u00e8 venuto a portare molto di pi\u00f9, a portare se stesso, la sua vita in noi, il cromosoma divino dentro il nostro DNA. Il grande vasaio che plasmava Adamo con la polvere del suolo si \u00e8 fatto argilla di questo suolo, linfa di questo grappolo.<\/p><p>E se il tralcio per vivere deve rimanere innestato alla vite, succede che anche la vite vive dei propri tralci, senza di essi non c&#8217;\u00e8 frutto, n\u00e9 scopo, n\u00e9 storia. Senza i suoi figli, Dio sarebbe padre di nessuno.<\/p><p>La metafora del lavoro attorno alla vite ha il suo senso ultimo nel \u201cportare frutto\u201d. Il filo d&#8217;oro che attraversa e cuce insieme tutto il brano, la parola ripetuta sei volte e che illumina tutte le altre parole di Ges\u00f9 \u00e8 \u201cfrutto\u201d: in questo \u00e8 glorificato il Padre mio che portiate molto frutto. Il peso dell&#8217;immagine contadina del Vangelo approda alle mani colme della vendemmia, molto pi\u00f9 che non alle mani pulite, magari, ma vuote, di chi non si \u00e8 voluto sporcare con la materia incandescente e macchiante della vita.<\/p><p>La morale evangelica consiste nella fecondit\u00e0 e non nell&#8217;osservanza di norme, porta con s\u00e9 liete canzoni di vendemmia. Al tramonto della vita terrena, la domanda ultima, a dire la verit\u00e0 ultima dell&#8217;esistenza, non riguarder\u00e0 comandamenti o divieti, sacrifici e rinunce, ma punter\u00e0 tutta la sua luce dolcissima sul frutto: dopo che tu sei passato nel mondo, nella famiglia, nel lavoro, nella chiesa, dalla tua vite sono maturati grappoli di bont\u00e0 o una vendemmia di lacrime? Dietro di te \u00e8 rimasta pi\u00f9 vita o meno vita?<\/p><p><strong>\u00a0Se tu ami, la tua vita \u00e8 comunque un successo<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BP060\">VI Domenica di Pasqua (Anno B)<\/a>\u00a0(09\/05\/2021)\u00a0 Vangelo:\u00a0Gv 15,9-17\u00a0<\/p><p>I pochi versetti del Vangelo di oggi ruotano intorno al magico vocabolario degli innamorati: amore, amato, amatevi, gioia. \u00abTutta la legge inizia con un \u201csei amato\u201d e termina con un \u201ctu amerai\u201d. Chi astrae da questo, ama il contrario della vita\u00bb (P. Beauchamp). Roba grossa. Questione che riempie o svuota la vita: questo vi dico perch\u00e9 la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. L&#8217;amore \u00e8 da prendere sul serio, ne va del nostro benessere, della nostra gioia. Anzi, ognuno di noi vi sta giocando, consapevole o no, la partita della propria eternit\u00e0. Io per\u00f2 faccio fatica a seguirlo: l&#8217;amore \u00e8 sempre cos\u00ec poco, cos\u00ec a rischio, cos\u00ec fragile.<\/p><p>Faccio fatica perfino a capire in che cosa consista l&#8217;amore vero, vi si mescola tutto: passione, tenerezza, emozioni, lacrime, paure, sorrisi, sogni e impegno concreto.<\/p><p>L&#8217;amore \u00e8 sempre meravigliosamente complicato, e sempre imperfetto, cio\u00e8 incompiuto. Sempre artigianale, e come ogni lavoro artigianale chiede mani, tempo, cura, regole: se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore. Ma come, Signore, chiudi dentro i comandamenti l&#8217;unica cosa che non si pu\u00f2 comandare? Mi scoraggi: il comandamento \u00e8 regola, costrizione, sanzione. Un guinzaglio che mi strattona. L&#8217;amore invece \u00e8 libert\u00e0, creativit\u00e0, una divina follia&#8230; Ma Ges\u00f9, il guaritore del disamore, offre la sua pedagogia sicura in due tempi:<\/p><ol><li>Amatevi gli uni gli altri. Non semplicemente: amatevi. Ma: gli uni gli altri, Non si ama l&#8217;umanit\u00e0 in generale o in teoria. Si amano le persone ad una ad una; si ama quest&#8217;uomo, questa donna, questo bambino, il povero qui a fianco, faccia a faccia, occhi negli occhi.<\/li><li>Amatevi come io vi ho amato. Non dice \u201cquanto me\u201d, perch\u00e9 non ci arriveremmo mai, io almeno; ma \u201ccome me\u201d, con il mio stile, con il mio modo unico: lui che lava i piedi ai grandi e abbraccia i bambini; che vede uno soffrire e prova un crampo nel ventre; lui che si commuove e tocca la carne, la pelle, gli occhi; che non manda via nessuno; che ci obbliga a diventare grandi e accarezza e pettina le nostre ali perch\u00e9 pensiamo in grande e voliamo lontano.<\/li><\/ol><p>Chi ti ama davvero? Non certo chi ti riempie di parole dolci e di regali. L&#8217;amore \u00e8 vero quello che ti spinge, ti incalza, ti obbliga a diventare tanto, infinitamente tanto, a diventare il meglio di ci\u00f2 che puoi diventare (Rainer Maria Rilke). Cos\u00ec ai figli non servono cose, ma padri e madri che diano orizzonti e grandi ali, che li facciano diventare il meglio di ci\u00f2 che possono diventare. Anche quando dovesse sembrare che si dimenticano di noi. Parola di Vangelo: se ami, non sbagli. Se ami, non fallirai la vita. Se ami, la tua vita \u00e8 stata gi\u00e0 un successo, comunque.<\/p><p><strong>\u00a0La missione di fare del mondo un Battesimo<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BP080\">Ascensione del Signore (Anno B)<\/a>\u00a0(16\/05\/2021)\u00a0 Vangelo:\u00a0Mc 16,15-20\u00a0<\/p><p>Gli sono rimasti soltanto undici uomini impauriti e confusi, e un piccolo nucleo di donne, fedeli e coraggiose. Lo hanno seguito per tre anni sulle strade di Palestina, non hanno capito molto ma lo hanno amato molto, e sono venuti tutti all&#8217;appuntamento sull&#8217;ultimo colle.<\/p><p>Quando lo videro, si prostrarono. Essi per\u00f2 dubitarono. Ges\u00f9 compie un atto di enorme, illogica fiducia in uomini e donne che dubitano ancora, affidando proprio a loro il mondo e il Vangelo. Non rimane con i suoi ancora un po&#8217; di tempo, per spiegare meglio, per chiarire meglio, ma affida loro la lieta notizia nonostante i dubbi. I dubbi nella fede sono come i poveri: li avremo sempre con noi. Ges\u00f9 affida il vangelo e il mondo nuovo, sognato insieme, alla povert\u00e0 di undici pescatori illetterati e non all&#8217;intelligenza dei primi della classe. Con fiducia totale, affida la verit\u00e0 ai dubitanti, chiama i claudicanti a camminare, gli zoppicanti a percorrere tutte le strade del mondo: \u00e8 la legge del granello di senape, del pizzico di sale, della luce sul monte, del cuore acceso che pu\u00f2 contagiare di vangelo e di nascite quanti incontra.<\/p><p>Andate, profumate di cielo le vite che incontrate, insegnate il mestiere di vivere, cos\u00ec come l&#8217;avete visto fare a me, mostrate loro il volto alto e luminoso dell&#8217;umano.<\/p><p>Battezzate, che significa immergete in Dio le persone, che possano essere intrise di cielo, impregnate di Dio, imbevute d&#8217;acqua viva, come uno che viene calato nel fiume, nel lago, nell&#8217;oceano e ne risale, madido d&#8217;aurora. Ecco la missione dei discepoli: fare del mondo un battesimo, un laboratorio di immersione in Dio, in quel Dio che Ges\u00f9 ha raccontato come amore e libert\u00e0, come tenerezza e giustizia. Ognuno di noi riceve oggi la stessa missione degli apostoli: annunciate. Niente altro. Non dice: organizzate, occupate i posti chiave, fate grandi opere caritative, ma semplicemente: annunciate.<\/p><p>E che cosa? Il Vangelo, la lieta notizia, il racconto della tenerezza di Dio. Non le idee pi\u00f9 belle, non le soluzioni di tutti i problemi, non una politica o una teologia migliori:<\/p><p>il Vangelo, la vita e la persona di Cristo, pienezza d&#8217;umano e tenerezza del Padre.<\/p><p>L&#8217;ascensione \u00e8 come una navigazione del cuore. Ges\u00f9 non \u00e8 andato lontano o in alto, in qualche angolo remoto del cosmo. \u00c8 disceso (asceso) nel profondo delle cose, nell&#8217;intimo del creato e delle creature, e da dentro preme come forza ascensionale verso pi\u00f9 luminosa vita. &#8220;La nostra fede \u00e8 la certezza che ogni creatura \u00e8 piena della sua luminosa presenza&#8221; (Laudato si&#8217; 100), che \u00abCristo risorto dimora nell&#8217;intimo di ogni essere, circondandolo con il suo affetto e penetrandolo con la sua luce\u00bb (Laudato si&#8217; 221).<\/p><p><strong>L&#8217;umanit\u00e0 ha bisogno che lo Spirito la scuota<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=EP090B\">Pentecoste (Anno B) &#8211; Messa del Giorno<\/a>\u00a0(23\/05\/2021) Vangelo:\u00a0Gv 15,26-27; 16,12-15\u00a0<\/p><p>Quando verr\u00e0 lo Spirito, vi guider\u00e0 a tutta la verit\u00e0. \u00c8 l&#8217;umilt\u00e0 di Ges\u00f9, che non pretende di aver detto tutto, di avere l&#8217;ultima parola su tutto, ma parla della nostra storia con Dio con solo verbi al futuro: lo Spirito verr\u00e0, annuncer\u00e0, guider\u00e0, parler\u00e0. Un senso di vitalit\u00e0, di energia, di spazi aperti! Lo Spirito come una corrente che trascina la storia verso il futuro, apre sentieri, fa avanzare. Pregarlo \u00e8 come affacciarsi al balcone del futuro. Che \u00e8 la terra fertile e incolta della speranza. Lo Spirito provoca come un cortocircuito nella storia e nel tempo: ci riporta al cuore, accende in noi, come una pietra focaia che alleva scintille, la bellezza di allora, di gesti e parole di quei tre anni di Galilea. E innamorati della bellezza spirituale diventiamo \u00abcercatori veraci di Dio, che inciampano in una stella e, tentando strade nuove, si smarriscono nel pulviscolo magico del deserto\u00bb (D.M. Montagna).<\/p><p>Siamo come pellegrini senza strada, ma tenacemente in cammino (Giovanni della Croce), o anche in mezzo a un mare piatto, su un guscio di noce, dove tutto \u00e8 pi\u00f9 grande di noi. In quel momento: bisogna sapere a ogni costo\/ far sorgere una vela \/ sul vuoto del mare (Julian Gracq). Una vela, e il mare cambia, non \u00e8 pi\u00f9 un vuoto in cui perdersi o affondare; basta che sorga una vela e che si lasci investire dal soffio vigoroso dello Spirito (io la vela, Dio il vento) per iniziare una avventura appassionante, dimenticando il vuoto, seguendo una rotta.<\/p><p>Che cos&#8217;\u00e8 lo Spirito Santo? \u00c8 Dio in libert\u00e0. Che inventa, apre, scuote, fa cose che non t&#8217;aspetti. Che d\u00e0 a Maria un figlio fuorilegge, a Elisabetta un figlio profeta, e che in noi compie instancabilmente la medesima opera di allora: ci rende grembi del Verbo, che danno carne e sangue e storia alla Parola. Dio in libert\u00e0, un vento nomade, che porta pollini l\u00e0 dove vuole, porta primavere e disperde le nebbie, e ci fa tutti vento nel suo Vento.Dio in libert\u00e0, che non sopporta statistiche. Gli studiosi cercano ricorrenze e schemi costanti; dicono: nella Bibbia Dio agisce cos\u00ec. Non credeteci. Nella vita e nella Bibbia, Dio non segue mai degli schemi. Abbiamo bisogno dello Spirito, ne ha bisogno questo nostro mondo stagnante, senza slanci. Per questa Chiesa che fatica a sognare. Lo Spirito con i suoi doni d\u00e0 a ogni cristiano una genialit\u00e0 che gli \u00e8 propria. E l&#8217;umanit\u00e0 ha bisogno estremo di discepoli geniali. Abbiamo bisogno cio\u00e8 che ciascuno creda al proprio dono, alla propria unicit\u00e0, e cos\u00ec possa tenere alta la vita con l&#8217;inventiva, il coraggio, la creativit\u00e0, che sono doni della Spirito. Allora non mancher\u00e0 mai il vento al mio veliero, o a quella piccola vela che freme alta sul vuoto del mare.<\/p><p><strong>\u00a0In principio a tutto un legame d&#8217;amore <\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BP100\">Santissima Trinit\u00e0 (Anno B)<\/a>\u00a0(30\/05\/2021) Vangelo:\u00a0Mt 28,16-20\u00a0<\/p><p>Il Vangelo non offre, per parlare della Trinit\u00e0, formule razionali o simboliche, ma il racconto di un appuntamento e di un invio. Le attribuisce nomi di famiglia e di affetto: Padre, Figlio, Respiro santo. Nomi che abbracciano e fanno vivere. Ci sono andati tutti all&#8217;appuntamento sul monte di Galilea. Tutti, anche quelli che dubitavano ancora, comunit\u00e0 ferita che ha conosciuto il tradimento, la fuga e il suicidio di uno di loro&#8230;<\/p><p>Ma il maestro non li molla, e compie uno dei suoi gesti pi\u00f9 tipici: si avvicin\u00f2 e disse loro&#8230; quando ama Dio compie gesti molto umani. Ges\u00f9 non accetta distanze: ancora non \u00e8 stanco di avvicinarsi e di spiegare. Ancora non \u00e8 stanco di attendermi nella mia lentezza a credere, viene pi\u00f9 vicino, occhi negli occhi, respiro su respiro. \u00c8 il viaggio eterno del nostro Dio \u201cin uscita\u201d, incamminato per tutta la terra, che bussa alla porta dell&#8217;umano, e la porta dell&#8217;umano \u00e8 il volto, o il cuore. E se io non apro, come tante volte \u00e8 successo, lui alla porta mi lascia un fiore. E torner\u00e0. E non dubita di me.<br \/>Io sono con voi tutti i giorni.<\/p><p>Con voi, dentro le solitudini, gli abbandoni e le cadute; con voi anche dietro le porte chiuse, nei giorni in cui dubiti e in quelli in cui credi; nei giorni del canto e in quelli delle lacrime, quando ti ingoia la notte e quando ti pare di volare.<\/p><p>L&#8217;ultima, suprema pedagogia di Ges\u00f9 \u00e8 cos\u00ec semplice: \u00abavvicinarsi sempre, stare insieme, sussurrare al cuore, confortare e incalzare\u00bb.<\/p><p>Andate in tutto il mondo e annunciate. Affida la fede e la parola di felicit\u00e0 a discepoli con un peso sul cuore, eppure ce la faranno, e dilagher\u00e0 in ogni paesaggio del mondo come fresca acqua chiara.<\/p><p>Andate e battezzate, immergete ogni vita nell&#8217;oceano di Dio. Accompagnate ogni vita all&#8217;incontro con la vita di Dio e ne sia sommersa, ne sia intrisa e imbevuta, e poi sia sollevata in alto dalla sua onda mite e possente!<\/p><p>Fatelo \u201cnel nome del Padre\u201d: cuore che pulsa nel cuore del mondo; \u201cnel nome del Figlio\u201d: il pi\u00f9 bello tra i nati di donna; \u201cnel nome dello Spirito\u201d: vento che porta pollini di primavera e ci fa tutti vento nel suo Vento (D. M. Montagna).<\/p><p>Come tutti i dogmi, anche quello della Trinit\u00e0 non \u00e8 un freddo distillato concettuale, ma un forziere che contiene la sapienza del vivere, una sapienza sulla vita e sulla morte: in principio a tutto, nel cosmo e nel mio intimo, come in cielo cos\u00ec in terra, \u00e8 posto un legame d&#8217;amore. \u201cIn principio, il legame\u201d.<br \/>E io, creato a immagine e somiglianza della Trinit\u00e0,<\/p><p>posso finalmente capire perch\u00e9 sto bene quando sono con chi mi vuole bene, capire perch\u00e9 sto male quando sono nella solitudine: \u00e8 la mia natura profonda, la nostra divina origine.<\/p><p><strong>Il flusso della vita divina nelle nostre vene<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BP110\">Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Anno B)<\/a>\u00a0(06\/06\/2021)Vangelo:\u00a0Mc 14,12-16.22-26\u00a0<\/p><p>Prendete, questo \u00e8 il mio corpo. Nei Vangeli Ges\u00f9 parla sempre con verbi poveri, semplici, diretti: prendete, ascoltate, venite, andate, partite; corpo e sangue. Ignote quelle mezze parole la cui ambiguit\u00e0 permette ai potenti o ai furbi di consolidare il loro predominio. Ges\u00f9 \u00e8 cos\u00ec radicalmente uomo, anche nel linguaggio, da raggiungere Dio e da comunicarlo attraverso le radici, attraverso gesti comuni a tutti. Seguiamo la successione esatta delle parole cos\u00ec come riportata dal Vangelo di Marco: prendete, questo \u00e8 il mio corpo&#8230;<\/p><p>Al primo posto quel verbo, nitido e preciso come un gesto concreto, come mani che si aprono e si tendono. Ges\u00f9 non chiede agli apostoli di adorare, contemplare, venerare quel pane spezzato, chiede molto di pi\u00f9: \u201cio voglio essere preso dalle tue mani come dono, stare nella tua bocca come pane, nell&#8217;intimo tuo come sangue, farmi cellula, respiro, pensiero di te. Tua vita\u201d. Qui \u00e8 il miracolo, il batticuore, lo scopo: prendete. Per diventare ci\u00f2 che ricevete. Quello che sconvolge sta in ci\u00f2 che accade nel discepolo pi\u00f9 ancora che in ci\u00f2 che accade nel pane e nel vino: lui vuole che nelle nostre vene scorra il flusso caldo della sua vita, che nel cuore metta radici il suo coraggio, che ci incamminiamo a vivere l&#8217;esistenza umana come l&#8217;ha vissuta lui. Dio in me, il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore, e diventiamo una cosa sola, una stessa vocazione: non andarcene da questo mondo senza essere diventati pezzo di pane buono per la fame e la gioia e la forza di qualcuno. Dio si \u00e8 fatto uomo per questo, perch\u00e9 l&#8217;uomo si faccia come Dio. Ges\u00f9 ha dato ai suoi due comandi semplici, li ha raddoppiati, e in ogni Eucaristia noi li riascoltiamo: prendete e mangiate, prendete e bevete. A che serve un Pane, un Dio, chiuso nel tabernacolo, da esporre di tanto in tanto alla venerazione e all&#8217;incenso? Ges\u00f9 non \u00e8 venuto nel mondo per creare nuove liturgie. Ma figli liberi e amanti. Vivi della sua vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.<\/p><p>Corpo e sangue indicano l&#8217;intera sua esistenza, la sua vicenda umana, le sue mani di carpentiere con il profumo del legno e il foro dei chiodi, le sue lacrime, le sue passioni, la polvere delle strade, i piedi intrisi di nardo e poi di sangue, e la casa che si riempie di profumo e parole che sanno di cielo. Lui dimora in me e io in lui, le persone, quando amano, dicono le stesse cose: vieni a vivere nella mia casa, la mia casa \u00e8 la tua casa. Dio lo dice a noi. Prima che io dica: \u201cho fame\u201d, lui ha detto: \u201cvoglio essere con te\u201d. Mi ha cercato, mi attende e si dona. Un Dio cos\u00ec non si merita: lo si deve solo accogliere e lasciarsi amare.<\/p><p><strong>Ges\u00f9, fuori dagli schemi anche per i suoi parenti<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO100\">X Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(10\/06\/2018) Vangelo:\u00a0Mc 3,20-35\u00a0<\/p><p>Da sud, dalla Giudea, arriva una commissione d&#8217;inchiesta di teologi. Dalle colline di Galilea scendono invece i suoi, per portarselo via. Sembra una manovra a tenaglia contro quel sovversivo, quel maestro fuori regola, fuorilegge, che ha fatto di Cafarnao il suo quartier generale, di dodici ragazzi che sentono ancora di pesce il suo esercito, di una parola che guarisce la sua arma.<\/p><p>\u00c8 la seconda volta che il clan di Ges\u00f9 scende da Nazaret al lago, questa volta hanno portato anche la madre; vengono a prenderselo: \u00c8 fuori di s\u00e9, \u00e8 impazzito. Sta dicendo e facendo cose sopra le righe, contro il senso comune, contro la logica semplice di Nazaret: sinagoga, bottega e famiglia.<\/p><p>Dalla commissione d&#8217;inchiesta Ges\u00f9 riceve il marchio di scomunicato: figlio del diavolo.<\/p><p>Eppure la pedagogia di Ges\u00f9 ancora una volta incanta: ma egli li chiam\u00f2, chiama vicino quelli che l&#8217;hanno giudicato da lontano; parla con loro che non si sono degnati di rivolgergli la parola, spiega, cerca di farli ragionare. Inutilmente. Ges\u00f9 ha nemici, lo vediamo, ma lui non \u00e8 nemico di nessuno. Lui \u00e8 l&#8217;amico della vita.<\/p><p>Sua madre e i suoi fratelli e le sue sorelle e stando fuori mandarono a chiamarlo. Il Vangelo di Marco, cos\u00ec concreto e asciutto, ci rimette con i piedi per terra, dopo le ultime grandi feste, Pasqua, Pentecoste, Trinit\u00e0, Corpo e Sangue di Cristo. Il Vangelo riparte dalla casa, dal basso: non nasconde, con molta onest\u00e0, che durante il ministero pubblico di Ges\u00f9, le relazioni con la madre e tutta la famiglia sono segnate da contrapposizioni e distanza. Riferisce anzi uno dei momenti pi\u00f9 dolorosi della vita di Maria: chi \u00e8 mia madre? Parole dure che feriscono il cuore, quasi un disconoscimento: donna, non ti riconosco pi\u00f9 come mia madre&#8230; L&#8217;unica volta che Maria appare nel Vangelo di Marco \u00e8 immagine di una madre che non capisce il figlio, che non lo favorisce. Lei che pot\u00e9 generare Dio, non riusc\u00ec a capirlo totalmente. La maggior familiarit\u00e0 non le risparmi\u00f2 le maggiori incomprensioni. Contare sul Messia come su uno della famiglia, averlo a tavola, conoscere i suoi gusti, non le rese meno difficile la via della fede. Anche lei, come noi, pellegrina nella fede.<\/p><p>Ges\u00f9 non contesta la famiglia, anzi vorrebbe estendere a livello di massa le relazioni calde e buone della casa, moltiplicarle all&#8217;infinito, offrire una casa a tutti, accasare tutti i figli dispersi: Chi fa la volont\u00e0 del Padre, questi \u00e8 per me madre, sorella, fratello&#8230; Assediato, Ges\u00f9 non si ferma, non torna indietro, prosegue il suo cammino. Molta folla e molta solitudine. Ma dove lui passa fiorisce la vita. E un sogno di maternit\u00e0, sorellanza e fraternit\u00e0 al quale non pu\u00f2 abdicare.<\/p><p><strong>La pienezza del Regno e la gioia del raccolto<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO110\">XI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(13\/06\/2021)Vangelo:\u00a0Mc 4,26-34\u00a0<\/p><p>Due piccole parabole (il grano che spunta da solo, il seme di senape): storie di terra che Ges\u00f9 fa diventare storie di Dio. Con parole che sanno di casa, di orto, di campo, ci porta alla scuola dei semi e di madre terra, cancella la distanza tra Dio e la vita. Siamo convocati davanti al mistero del germoglio e delle cose che nascono, chiamati \u00aba decifrare la nostra sacralit\u00e0, esplorando quella del mondo\u00bb (P. Ricoeur).<\/p><p>Nel Vangelo, la puntina verde di un germoglio di grano e un minuscolo semino diventano personaggi di un annuncio, una rivelazione del divino (Laudato si&#8217;), una sillaba del messaggio di Dio. Chi ha occhi puri e meravigliabili, come quelli di un bambino, pu\u00f2 vedere il divino che traspare dal fondo di ogni essere (T. De Chardin).<\/p><p>La terra e il Regno sono un appello allo stupore, a un sentimento lungo che diventa atteggiamento di vita. \u00c8 commovente e affascinante leggere il mondo con lo sguardo di Ges\u00f9, a partire non da un cedro gigante sulla cima del monte (come Ezechiele nella prima lettura) ma dall&#8217;orto di casa. Leggero e liberatorio leggere il Regno dei cieli dal basso, da dove il germoglio che spunta guarda il mondo, raso terra, anzi: \u00abraso le margherite\u00bb come mi correggeva un bambino, o i gigli del campo. Il terreno produce da s\u00e9, che tu dorma o vegli: le cose pi\u00f9 importanti non vanno cercate, vanno attese (S. Weil), non dipendono da noi, non le devi forzare. Perch\u00e9 Dio \u00e8 all&#8217;opera, e tutto il mondo \u00e8 un grembo, un fiume di vita che scorre verso la pienezza. Il granellino di senape \u00e8 incamminato verso la grande pianta futura che non ha altro scopo che quello di essere utile ad altri viventi, fosse anche solo agli uccelli del cielo.<\/p><p>\u00c8 nella natura della natura di essere dono: accogliere, offrire riparo, frescura, cibo, ristoro. \u00c8 nella natura di Dio e anche dell&#8217;uomo. Dio agisce non per sottrazione, mai, ma sempre per addizione, aggiunta, intensificazione, incremento di vita: c&#8217;\u00e8 come una dinamica di crescita insediata al centro della vita. La incrollabile fiducia del Creatore nei piccoli segni di vita ci chiama a prendere sul serio l&#8217;economia della piccolezza ci porta a guardare il mondo, e le nostre ferite, in altro modo. A cercare i re di domani tra gli scartati e i poveri di oggi, a prendere molto sul serio i giovani e i bambini, ad aver cura dell&#8217;anello debole della catena sociale, a trovare meriti l\u00e0 dove l&#8217;economia della grandezza sa vedere solo demeriti.<\/p><p>Splendida visione di Ges\u00f9 sul mondo, sulla persona, sulla terra: il mondo \u00e8 un immenso parto, dove tutto \u00e8 in cammino, con il suo ritmo misterioso, verso la pienezza del Regno. Che verr\u00e0 con il fiorire della vita in tutte le sue forme. Verso la fioritura della vita, Il Regno \u00e8 presentato come un contrasto, non uno scontro, bens\u00ec un contrasto di crescita, di vita. Dio come un contrasto vitale. Una dinamica che si insedia al centro della vita. verso il paradigma della pienezza e fecondit\u00e0. Il Vangelo sogna mietiture fiduciose, frutto pronto, pane sulla tavola. Positivit\u00e0. Gioia del raccolto.<\/p><p><strong>Dio ci salva non \u201cdalla\u201d ma \u201cnella\u201d tempesta<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO120\">XII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(20\/06\/2021) Vangelo:\u00a0Mc 4,35-41\u00a0<\/p><p>Le piccole barche sono al sicuro, ormeggiate nel porto, ma non \u00e8 per questo che sono state costruite. Sono fatte per navigare, e anche per affrontare burrasche. Noi siamo naviganti su fragili legni nel mare della vita, su gusci di noci. Eppure ci raggiunge la parola di Ges\u00f9: passiamo all&#8217;altra riva, andiamo oltre. C&#8217;\u00e8 un oltre che abita le cose. Non \u00e8 nel segno del Vangelo restarsene al sicuro, attraccati alla banchina o fermi all&#8217;ancora. Il nostro posto non \u00e8 nei successi, ma in una barca in mare, mare aperto, dove prima o poi durante la navigazione della vita verranno acque agitate e vento contrario. Vera pedagogia \u00e8 quella di Ges\u00f9: trasmettere non paura la passione per il mare aperto, il desiderio di navigare avanti, la gioia del mare alto e infinito.<\/p><p>Nella breve navigazione Ges\u00f9 si addormenta, sfinito. Io non so perch\u00e9 si alzano tempeste nella vita. Non lo sanno Luca, Marco, Matteo: raccontano tempeste sempre uguali e tutte senza perch\u00e9. Vorrei anch&#8217;io un cielo sempre sereno e luci chiare a indicare la navigazione, un porto sicuro e vicino. Ma intanto la barca, simbolo di me, della mia vita fragile, della grande comunit\u00e0, intanto resiste. E non per il morire del vento, non perch\u00e9 finiscono i problemi, ma per il miracolo umile dei rematori che non abbandonano i remi, che sostengono ciascuno la speranza dell&#8217;altro.<\/p><p>A noi invece pare di essere abbandonati appena si alza il vento di una malattia, di una crisi familiare, di relazioni che dolgono, di questa pandemia. Ci sentiamo naufraghi in una storia dove Dio sembra dormire, anzich\u00e9 intervenire subito, ai primi segni della fatica, al primo morso della paura, appena il dolore ci artiglia come un predatore<\/p><p>Allora ecco il grido: Non ti importa che moriamo? Eloquenza dei gesti: si dest\u00f2, minacci\u00f2 il vento e il mare&#8230;, perch\u00e9 s\u00ec, mi importa di voi. Mi importano i passeri del cielo e voi valete pi\u00f9 di molti passeri; mi importano i gigli del campo e voi siete pi\u00f9 belli di tutti i fiori del mondo.<\/p><p>Mi importi al punto che ti ho contato i capelli in capo e tutta la paura che porti nel cuore. E sono con te, a farmi argine al buio, luce nel riflesso pi\u00f9 profondo delle tue lacrime. Nelle mie notti Dio \u00e8 con me; intreccia il suo respiro con il mio, e \u00abnon mi salva \u201cdalla\u201d tempesta ma \u201cnella\u201d tempesta. Non protegge dal dolore ma nel dolore. Non salva il Figlio dalla croce ma nella croce\u00bb (D. Bonhoeffer). Lui \u00e8 con noi, a salvarci da tutti i nostri naufragi, \u00e8 qui da prima del miracolo: \u00e8 nelle braccia forti degli uomini sui remi; nella presa salda del timoniere; nelle mani che svuotano il fondo della barca. Lui \u00e8 in tutti coloro che, insieme, compiono i gesti esatti e semplici che proteggono la vita.<\/p><p><strong>Nel dolore e nella vita Ges\u00f9 ti tiene per mano<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO130\">XIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(27\/06\/2021) Vangelo:\u00a0Mc 5,21-43\u00a0<\/p><p>C&#8217;\u00e8 una casa, a Cafarnao, dove la morte ha messo il nido; una casa importante, quella del capo della sinagoga. Casa potente, eppure incapace di garantire la vita di una bambina. Giairo ne \u00e8 uscito, ha camminato in cerca di Ges\u00f9, lo ha trovato, si \u00e8 gettato ai suoi piedi: La mia figlioletta sta morendo, vieni! Ha dodici anni, et\u00e0 in cui \u00e8 d&#8217;obbligo fiorire, non soccombere! Ges\u00f9 ascolta il grido del padre, interrompe quello che stava facendo, cambia i suoi programmi, e si incamminano insieme, il libero Maestro delle strade e l&#8217;uomo dell&#8217;istituzione. Il dolore e l&#8217;amore hanno cominciato a battere il ritmo di una musica assoluta, e Ges\u00f9 vi entra: sono le nostre radici, e lui ci raggiunge, con passo di madre, proprio attraverso le radici. Dalla casa vennero a dire: tua figlia \u00e8 morta. Perch\u00e9 disturbi ancora il maestro? La tempesta definitiva \u00e8 arrivata. Caduta l&#8217;ultima speranza. E allora Ges\u00f9 si gira, si avvicina, si fa argine al dolore: non temere, soltanto abbi fede. Giunti alla casa, Ges\u00f9 prende il padre e la madre con s\u00e9, ricompone il cerchio vitale degli affetti, il cerchio dell&#8217;amore che fa vivere. \u00abAmare \u00e8 dire: tu non morirai\u00bb (Gabriel Marcel).<\/p><p>Prende con s\u00e9 anche i suoi tre discepoli preferiti, li mette alla scuola dell&#8217;esistenza. Non spiega loro perch\u00e9 si muore a dodici anni, perch\u00e9 esiste il dolore, ma li porta con s\u00e9 nel corpo a corpo con l&#8217;ultima nemica. \u00abPrese la mano della bambina\u00bb. Ges\u00f9 una mano che ti prende per mano. Bellissima immagine: Dio e una bambina, mano nella mano. Non era lecito per la legge toccare un morto, si diventava impuri, ma Ges\u00f9 profuma di libert\u00e0. E ci insegna che bisogna toccare la disperazione delle persone per poterle rialzare. Una storia di mani: in tutte le case, accanto al letto del dolore o a quello della nascita, il Signore \u00e8 sempre una mano tesa, come lo \u00e8 per Pietro quando sta affondando nella tempesta. Non un dito puntato, ma una mano forte che ti afferra. Talit\u00e0 kum. Bambina alzati. Lui pu\u00f2 aiutarla, sostenerla, ma \u00e8 lei, \u00e8 solo lei che pu\u00f2 risollevarsi: alzati. E subito la bambina si alz\u00f2 e camminava, restituita all&#8217;abbraccio dei suoi, a una vita verticale e incamminata. \u00abOrdin\u00f2 ai genitori di darle da mangiare\u00bb. Dice a quelli che la amano: custodite questa vita con le vostre vite, fatela crescere, incalzatela a diventare il meglio di ci\u00f2 che pu\u00f2 diventare. Nutrite di sogni, di carezze e di fiducia il suo rinato cuore bambino.<\/p><p>E allora Dio ripete su ogni creatura, su ogni fiore, su ogni uomo, su ogni donna, su ogni bambino e su ogni bambina, la benedizione di quelle antiche parole: &#8220;Talit\u00e0 kum. Giovane vita, dico a te: alzati, sorgi, rivivi, risplendi. Torna agli abbracci.<\/p><p><strong>Cos\u00ec Ges\u00f9 rifiutato continua ad amarci<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO140\">XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(04\/07\/2021) Vangelo:\u00a0Mc 6,1-6\u00a0<\/p><p>\u00abMa non \u00e8 il falegname, il fratello di Giacomo, Ioses, Giuda e Simone?\u00bb Poche pagine prima questi stessi fratelli sono scesi a Cafarnao per riportarselo a casa, il loro cugino strano, perch\u00e9 dicevano: \u00e8 andato, \u00e8 fuori di testa; lo danno per eretico, dobbiamo proteggerlo anche da se stesso.<\/p><p>E adesso a Nazaret, dove si conoscono tutti, dove si sa tutto di tutti (o almeno cos\u00ec si crede), la gente si stupisce di discorsi mai sentiti, di parole che sembrano venire non dalla sacra scrittura, come l&#8217;hanno sempre ascoltata in sinagoga, e forse neppure da Dio: da dove mai gli vengono queste cose?<\/p><p>Ed era per loro motivo di scandalo. Che cosa li scandalizza? L&#8217;umanit\u00e0, la familiarit\u00e0 di un Dio che abbandona il tempio ed entra nell&#8217;ordinariet\u00e0 di ogni casa, diventando il &#8220;God domestic&#8221; (Giuliana di Norwich, sec. XIII), il Dio di casa. Ges\u00f9, rabbi senza titoli e con i calli alle mani, si \u00e8 messo a raccontare Dio con parabole che sanno di casa, di terra, di orto, dove un germoglio, un grano di senape, un fico a primavera diventano personaggi di una rivelazione. Scandalizza l&#8217;umilt\u00e0 di Dio. Non pu\u00f2 essere questo il nostro Dio. Dov&#8217;\u00e8 la gloria e lo splendore dell&#8217;Altissimo?<\/p><p>E i suoi discepoli, questi ragazzi di fuori, pratici solo di barche, cos&#8217;hanno di pi\u00f9 di Joses, Giacomo, Giuda e Simone? Non erano meglio i giovani del paese?<\/p><p>Un profeta non \u00e8 disprezzato che in casa sua&#8230; Osservazione che ci raggiunge tutti, circondati come siamo da sillabe di Dio, gocce di profezia sulla bocca e nei gesti di mille persone, in casa, per strada, al lavoro, o in un&#8217;altra parte del mondo.<\/p><p>Ma noi: non sono all&#8217;altezza, diciamo; e li misuriamo, li soppesiamo, diamo loro i voti, troviamo scuse, anzich\u00e9 aprirci. E Dio si stupisce, ma non desiste e ripete: &#8220;ascoltino o non ascoltino, sappiano che un profeta almeno si trova in mezzo a loro&#8221; (Ez. 2,5). Siamo circondati da profeti, magari piccoli, magari minimi, ma continuamente inviati. E noi, come gli abitanti di Nazaret, dilapidiamo e sperperiamo i nostri profeti, senza ascoltare l&#8217;inedito di Dio.<\/p><p>Anche Ges\u00f9 al rifiuto dei suoi compaesani si stupisce, ma non desiste. La sua risposta non \u00e8 n\u00e9 rancore, n\u00e9 condanna, tanto meno depressione, ma una meraviglia che rivela come Dio ha un cuore di luce: &#8220;Non vi pot\u00e9 operare nessun prodigio&#8221;. Ma subito si corregge: &#8220;Solo impose le mani a pochi malati e li guar\u00ec&#8221;.<\/p><p>Il Dio rifiutato si fa ancora guarigione, anche di pochi, anche di uno solo. L&#8217;innamorato respinto continua ad amare, anche senza ritorno. Di noi Dio non \u00e8 stanco: \u00e8 solo stupito. E allora<\/p><p>&#8220;manda ancora profeti, uomini certi di Dio, uomini dal cuore in fiamme, e Tu a parlare dai loro roveti&#8221; (Turoldo).<\/p><h1>\u00a0<strong>Vita senza demoni e un mondo guarito<\/strong><\/h1><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO150\">XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(11\/07\/2021) Vangelo:\u00a0Mc 6,7-13\u00a0<\/p><p>Chiam\u00f2 a s\u00e9 i Dodici e prese a mandarli. Ogni volta che Dio ti chiama, ti mette in viaggio. Il nostro Dio ama gli orizzonti e le brecce.<\/p><p>A due a due: perch\u00e9 il due non \u00e8 semplicemente la somma di uno pi\u00f9 uno, \u00e8 l&#8217;inizio del noi, la prima cellula della comunit\u00e0. Ordin\u00f2 loro di non prendere nient&#8217;altro che un bastone. Solo un bastone a sorreggere la stanchezza e un amico su cui appoggiare il cuore. N\u00e9 pane, n\u00e9 sacca, n\u00e9 denaro, n\u00e9 due tuniche. Saranno quotidianamente dipendenti dal cielo. Li vedi avanzare da una curva della strada, sembrano mendicanti sotto il cielo di Abramo. Gente che sa che il loro segreto \u00e8 oltre loro, \u00abannunciatori infinitamente piccoli, perch\u00e9 solo cos\u00ec l&#8217;annuncio sar\u00e0 infinitamente grande\u00bb (G. Vannucci).<\/p><p>Ma se guardi meglio, puoi notare che oltre al bastone portano qualcosa: un vasetto d&#8217;olio alla cintura. Il loro \u00e8 un pellegrinaggio mite e guaritore da corpo a corpo, da casa a casa. La missione dei discepoli \u00e8 semplice: sono chiamati a portare avanti la vita, la vita debole: ungevano con olio molti infermi e li guarivano. Si occupano della vita, come il profeta Amos, cacciano i demoni, toccano i malati e le loro mani dicono: \u00abDio \u00e8 qui, \u00e8 vicino a te, con amore\u00bb. Hanno visto con Ges\u00f9 come si toccano le piaghe, come non si fugga mai dal dolore, hanno imparato l&#8217;arte della carezza e della prossimit\u00e0. E proclamavano che la gente si convertisse: convertirsi al sogno di Dio: un mondo guarito, vita senza demoni, relazioni diventate armoniose e felici, un mondo di porte aperte e brecce nelle mura. Le loro mani sui malati predicano che Dio \u00e8 gi\u00e0 qui. \u00c8 vicino a me con amore. \u00c8 qui e guarisce la vita. Francesco ammoniva i suoi frati: si pu\u00f2 predicare anche con le parole, quando non vi rimane altro. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro.<\/p><p>Ges\u00f9 li prepara anche all&#8217;insuccesso e al coraggio di non arrendersi. Come i profeti, che credono nella parola di Dio pi\u00f9 ancora che nel suo realizzarsi: Isaia non vedr\u00e0 la vergine partorire, n\u00e9 Osea vedr\u00e0 Israele condotto di nuovo nel deserto del primo amore. Ma i profeti amano la parola di Dio pi\u00f9 ancora che i suoi successi. I Dodici hanno quella stessa fede da profeti: credono nel Regno ben prima di vederlo instaurarsi. L&#8217;ideale in loro conta pi\u00f9 di ci\u00f2 che riescono a realizzarne. Bellissimo Vangelo, dove emerge una triplice economia: della piccolezza, della strada, della profezia. I Dodici vanno, pi\u00f9 piccoli dei piccoli; sulla strada che \u00e8 libera, che \u00e8 di tutti, che non si ferma mai e ti porta via, come Dio con Amos; vanno, profeti del sogno di Dio: un mondo totalmente guarito.<\/p><p><strong>Finch\u00e9 c&#8217;\u00e8 compassione il mondo pu\u00f2 sperare<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO160\">XVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(18\/07\/2021) Vangelo:\u00a0Mc 6,30-34\u00a0<\/p><p>Venite in disparte e riposatevi un po&#8217;. I suoi sono ritornati felici da quell&#8217;invio a due a due, da quella missione in cui li aveva lanciati, un pellegrinaggio di Parola e di povert\u00e0.<\/p><p>I Dodici hanno incontrato tanta gente, l&#8217;hanno fatto con l&#8217;arte appresa da Ges\u00f9: l&#8217;arte della prossimit\u00e0 e della carezza, della guarigione dai demoni del vivere. Ora \u00e8 il tempo dell&#8217;incontro con se stessi, di riconnettersi con ci\u00f2 che accade nel proprio spazio vitale. C&#8217;\u00e8 un tempo per ogni cosa, dice il sapiente d&#8217;Israele, un tempo per agire e un tempo per interrogarsi sui motivi dell&#8217;agire. Un tempo per andare di casa in casa e un tempo per \u201cfare casa\u201d tra amici e con se stessi. C&#8217;\u00e8 tanto da fare in Israele, malati, lebbrosi, vedove di Nain, lacrime, eppure Ges\u00f9, invece di buttare i suoi discepoli dentro il vortice del dolore e della fame, li porta via con s\u00e9 e insegna loro una sapienza del vivere.<\/p><p>Viviamo oggi in una cultura in cui il reddito che deve crescere e la produttivit\u00e0 che deve sempre aumentare ci hanno convinti che sono gli impegni a dare valore alla vita. Ges\u00f9 ci insegna che la vita vale indipendentemente dai nostri impegni (G. Piccolo).<\/p><p>La gente ha capito, e il flusso inarrestabile delle persone li raggiunge anche in quel luogo appartato. E Ges\u00f9 anzich\u00e9 dare la priorit\u00e0 al suo programma, la d\u00e0 alle persone. Il motivo \u00e8 detto in due parole: prova compassione. Termine di una carica bellissima, infinita, termine che richiama le viscere, e indica un morso, un crampo, uno spasmo dentro. La prima reazione di Ges\u00f9: prova dolore per il dolore del mondo. E si mise a insegnare molte cose. Forse, diremmo noi, c&#8217;erano problemi pi\u00f9 urgenti per la folla: guarire, sfamare, liberare; bisogni pi\u00f9 immediati che non mettersi a insegnare. Forse abbiamo dimenticato che c&#8217;\u00e8 una vita profonda in noi che continuiamo a mortificare, ad affamare, a disidratare. A questa Ges\u00f9 si rivolge, come una manciata di luce gettata nel cuore di ciascuno, a illuminare la via. Questo Ges\u00f9 che si mette a disposizione, che non si risparmia, che lascia dettare agli altri l&#8217;agenda, generoso di sentimenti, consegna qualcosa di grande alla folla: \u00abSi pu\u00f2 dare il pane, \u00e8 vero, ma chi riceve il pane pu\u00f2 non averne bisogno estremo. Invece di un gesto d&#8217;affetto ha bisogno ogni cuore stanco. E ogni cuore \u00e8 stanco\u00bb (Sorella Maria di Campello). \u00c8 il grande insegnamento ai Dodici: imparare uno sguardo che abbia commozione e tenerezza. Le parole nasceranno. E vale per ognuno di noi: quando impari la compassione, quando ritrovi la capacit\u00e0 di commuoverti, il mondo si innesta nella tua anima, e diventiamo un fiume solo. Se ancora c&#8217;\u00e8 chi sa, tra noi, commuoversi per l&#8217;uomo, questo mondo pu\u00f2 ancora sperare.<\/p><p><strong>Quel pane moltiplicato che chiama alla fraternit\u00e0<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO170\">XVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(25\/07\/2021) Vangelo:\u00a0Gv 6,1-15<\/p><p>Domenica del pane che trabocca dalle mani, dalle ceste, che sembra non finire mai. E mentre lo distribuivano, non veniva a mancare; e mentre passava di mano in mano, restava in ogni mano.<\/p><p>C&#8217;\u00e8 qui un ragazzo che ha cinque pani d&#8217;orzo e due pesci&#8230; Un pane d&#8217;orzo, il primo cereale che matura; un ragazzo, in cui matura un uomo. Quella primizia d&#8217;umanit\u00e0 ha capito tutto, nessuno gli ha chiesto nulla e il ragazzo mette tutto a disposizione. \u00c8 questa la prima scintilla della risposta alla fame della folla.<\/p><p>Ma che cosa sono cinque pani per 5.000: uno a mille. Il Vangelo sottolinea la sproporzione tra il poco di partenza e la fame innumerevole che assedia. Sproporzione per\u00f2 \u00e8 anche il nome della speranza, che ha ragioni che la ragione non conosce. E il cristiano non pu\u00f2 misurare le sue scelte solo sul ragionevole, sul possibile. Perch\u00e9 dovremmo credere a un Risorto, se siamo legati al possibile? La stessa sproporzione la sentiamo di fronte ai problemi immensi del nostro mondo. Io ho solo cinque pani, e i poveri sono legioni. Eppure Ges\u00f9 non bada alla quantit\u00e0, ne basta anche meno, molto meno, una briciola. E la follia della generosit\u00e0. E infatti, non appena gli riferiscono la poesia e il coraggio di questo ragazzo, sente scattare dentro come una molla: Fateli sedere! Adesso s\u00ec che \u00e8 possibile cominciare ad affrontare la fame!<\/p><p>Ges\u00f9 prese i pani e dopo aver reso grazie li diede&#8230; Giovanni non riferisce come accade. Come avvengano certi miracoli non lo sapremo mai. Ci sono e basta. Sono perfino troppi. Ci sono, quando a vincere \u00e8 la legge della generosit\u00e0: poco pane spezzato con gli altri \u00e8 misteriosamente sufficiente; il nostro pane tenuto gelosamente per noi \u00e8 l&#8217;inizio della fame: \u00abNel mondo c&#8217;\u00e8 pane sufficiente per la fame di tutti, ma insufficiente per l&#8217;avidit\u00e0 di pochi\u00bb (Gandhi).<\/p><p>Prese i pani e dopo aver reso grazie li diede&#8230; Tre verbi benedetti: prendere, ringraziare, donare. Ges\u00f9 non \u00e8 il padrone del pane, lo riceve, ne \u00e8 attraversato, semplice luogo di passaggio. Quando noi ci consideriamo i padroni delle cose, ne profaniamo l&#8217;anima, roviniamo l&#8217;aria, l&#8217;acqua, la terra, il pane. Niente \u00e8 nostro, noi riceviamo e doniamo, siamo attraversati da una vita, che viene da prima di noi e va oltre noi.<\/p><p>Rese grazie: al Padre e al ragazzo senza nome, alla suolo e alla pioggia d&#8217;autunno, alla macina e al fuoco, madre e padre del pane. Tutto ci viene incontro, \u00e8 vita che ci ospita, dono che viene \u00abda un divino labirinto di cause ed effetti\u00bb (M. Gualtieri). Che fa della vita un sacramento di comunione.<\/p><p>E li diede. Perch\u00e9 la vita \u00e8 come il respiro, che non puoi trattenere o accumulare; \u00e8 come una manna che per domani non dura. Dare \u00e8 vivere.<\/p><p><strong>L&#8217;opera del Signore \u00e8 nutrire la vita<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO180\">XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(01\/08\/2021) Vangelo:\u00a0Gv 6,24-35\u00a0<\/p><p>Ges\u00f9 ha appena compiuto il \u201csegno\u201d al quale tiene di pi\u00f9, il pane condiviso, ed \u00e8 poi quello pi\u00f9 frainteso, il meno capito. La gente infatti lo cerca, lo raggiunge e vorrebbe accaparrarselo come garanzia contro ogni fame futura. Ma il Vangelo di Ges\u00f9 non fornisce pane, bens\u00ec lievito mite e possente al cuore della storia, per farla scorrere verso l&#8217;alto, verso la vita indistruttibile. Davanti a loro Ges\u00f9 annuncia la sua pretesa, assoluta: come ho saziato per un giorno la vostra fame, cos\u00ec posso colmare le profondit\u00e0 della vostra vita! E loro non ce la fanno a seguirlo.<\/p><p>Come loro anch&#8217;io, che sono creatura di terra, preferisco il pane, mi fa vivere, lo sento in bocca, lo gusto, lo inghiotto, \u00e8 cos\u00ec concreto e immediato. Dio e l&#8217;eternit\u00e0 restano idee sfuggenti, vaghe, poco pi\u00f9 che un fumo di parole. E non li giudico, quelli di Cafarnao, non mi sento superiore a loro: c&#8217;\u00e8 cos\u00ec tanta fame sulla terra che per molti Dio non pu\u00f2 che avere la forma di un pane. Inizia allora un&#8217;incomprensione di fondo, un dialogo su due piani diversi: Qual \u00e8 l&#8217;opera di Dio? E Ges\u00f9 risponde disegnando davanti a loro il volto amico di Dio: Come un tempo vi ha dato la manna, cos\u00ec oggi ancora Dio d\u00e0. Due parole semplicissime eppure chiave di volta della rivelazione biblica: nutrire la vita \u00e8 l&#8217;opera di Dio. Dio non domanda, Dio d\u00e0. Non pretende, offre. Dio non esige nulla, dona tutto. Ma che cosa di preciso d\u00e0 il Dio di Ges\u00f9? Niente fra le cose o i beni di consumo: \u00abEgli non pu\u00f2 dare nulla di meno di se stesso. Ma dandoci se stesso ci d\u00e0 tutto\u00bb (Caterina da Siena).<\/p><p>Siamo davanti a uno dei vertici del Vangelo, a uno dei nomi pi\u00f9 belli del Signore: Egli \u00e8, nella vita, datore di vita. Il dono di Dio \u00e8 Dio che si dona. Uno dei nomi pi\u00f9 belli di Ges\u00f9: Io sono il pane della vita. Dalle sue mani la vita fluisce illimitata e inarrestabile. Pietro lo confermer\u00e0 poco pi\u00f9 avanti: \u00abSignore, da chi andremo? Tu solo hai parole che fanno viva la vita\u00bb. Che danno vita a spirito, mente, cuore, agli occhi e alle mani. L&#8217;opera di Dio \u00e8 una calda corrente d&#8217;amore che entra e fa fiorire le radici di ogni essere umano. Perch\u00e9 diventi, come Lui, nella vita donatore di vita. Questa \u00e8 l&#8217;opera di Dio, credere in colui che Egli ha mandato. Al cuore della fede sta la tenace, dolcissima fiducia che l&#8217;opera di Dio \u00e8 Ges\u00f9: volto alto e luminoso dell&#8217;umano, libero come nessuno, guaritore del disamore, che ti incalza a diventare il meglio di ci\u00f2 che puoi diventare. Nessun aspetto minaccioso in lui, ma solo le due ali aperte di una chioccia che protegge e custodisce i suoi pulcini (Lc 13,34), e li fa crescere con tenerezza combattiva, contro tutto ci\u00f2 che fa male alla vita.<\/p><p><strong>Cos\u00ec Ges\u00f9 \u00e8 pane di vita e forza d&#8217;attrazione<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO190\">XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(08\/08\/2021) Vangelo:\u00a0Gv 6,41-51\u00a0<\/p><p>Io sono il pane disceso dal cielo. In una sola frase Ges\u00f9 raccoglie e intreccia tre immagini: pane, cielo, discendere. Potenza della scrittura creativa dei Vangeli, e prima ancora del linguaggio pieno di immaginazione e di sfondamenti proprio del poeta di Nazaret. Io sono pane, ma non come lo \u00e8 un pugno di farina e di acqua passata per il fuoco: pane perch\u00e9 il mio lavoro \u00e8 nutrire il fondo della vita. Io sono cielo che discende sulla terra. Terra con cielo \u00e8 giardino. Senza, \u00e8 polvere che non ha respiro. Nella sinagoga si alza la contestazione: ma quale pane e quale cielo! Sappiamo tutto di te e della tua famiglia&#8230;<\/p><p>E qui \u00e8 la chiave del racconto. Ges\u00f9 ha in s\u00e9 un portato che \u00e8 oltre. Qualcosa che vale per tutta la realt\u00e0: c&#8217;\u00e8 una parte di cielo che compone la terra; un oltre che abita le cose; il nostro segreto non \u00e8 in noi, \u00e8 oltre noi. Come il pane, che ha in s\u00e9 la polvere del suolo e l&#8217;oro del sole, le mani del seminatore e quelle del mietitore; ha patito il duro della macina e del fuoco; \u00e8 germogliato chiamato dalla spiga futura; si \u00e8 nutrito di luce e ora pu\u00f2 nutrire. Come il pane, Ges\u00f9 \u00e8 figlio della terra e figlio del cielo. E aggiunge una frase bellissima: nessuno pu\u00f2 venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato. Ecco una nuova immagine di Dio: non il giudice, ma la forza di attrazione del cosmo, la forza di gravit\u00e0 celeste, la forza di coesione degli atomi e dei pianeti, la forza di ogni comunione. Dentro ciascuno di noi \u00e8 al lavoro una forza instancabile di attrazione divina, che chiama ad abbracciare bellezza e tenerezza. E non diventeremo mai veri, mai noi stessi, mai contenti, se non ci incamminiamo sulle strade dell&#8217;incanto per tutto ci\u00f2 che chiama all&#8217;abbraccio.<\/p><p>Ges\u00f9 dice: lasciate che il Padre attiri, che sia la comunione a parlare nel profondo, e non il male o la paura. Allora s\u00ec che \u201ctutti saranno istruiti da Dio\u201d, istruiti con gesti e parole e sogni che ci attraggono e trasmettono benessere, perch\u00e9 sono limpidi e sani, sanno di pane e di vita. Il pane che io dar\u00f2 \u00e8 la mia carne data per la vita del mondo. Sempre la parola \u201cvita\u201d, martellante certezza di Ges\u00f9 di avere qualcosa di unico da dare affinch\u00e9 possiamo vivere meglio. Ma non dice il mio \u201ccorpo\u201d, bens\u00ec la mia \u201ccarne\u201d. Nel Vangelo di Giovanni carne indica l&#8217;umanit\u00e0 originaria e fragile che \u00e8 la nostra: il verbo si \u00e8 fatto carne. Vi do questa mia umanit\u00e0, prendetela come misura alta e luminosa del vivere. Imparate da me, fermate l&#8217;emorragia di umanit\u00e0 della storia. Siate umani, perch\u00e9 pi\u00f9 si \u00e8 umani pi\u00f9 si manifesta il Verbo, il germe divino che \u00e8 nelle persone. Se ci nutriamo cos\u00ec di vangelo e di umanit\u00e0, diventeremo una bella notizia per il mondo.<\/p><p><strong>\u00a0Magnificat, una finestra aperta sul futuro<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=S0815A\">Assunzione della Beata Vergine Maria (Messa della Vigilia)<\/a>\u00a0(15\/08)Vangelo:\u00a0Lc 11,27-28\u00a0<\/p><p>Luca ci offre, in questa festa dell&#8217;Assunzione di Maria, l&#8217;unica pagina evangelica in cui protagoniste sono le donne. Due madri, entrambe incinte in modo \u00abimpossibile\u00bb, sono le prime profetesse del Nuovo Testamento. Sole, nessun&#8217;altra presenza, se non quella del mistero di Dio pulsante nel grembo. Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!<\/p><p>Elisabetta ci insegna la prima parola di ogni dialogo vero: a chi ci sta vicino, a chi condivide strada e casa, a chi mi porta luce, a chi mi porta un abbraccio, ripeto la sua prima parola: che tu sia benedetto; tu sei benedizione scesa sulla mia vita!. Elisabetta ha introdotto la melodia, ha iniziato a battere il ritmo dell&#8217;anima, e Maria \u00e8 diventata musica e danza, il suo corpo \u00e8 un salmo: L&#8217;anima mia magnifica il Signore!. Da dove nasce il canto di Maria? Ha sentito Dio entrare nella storia, venire come vita nel grembo, intervenire non con le gesta spettacolari di comandanti o eroi, ma attraverso il miracolo umile e strepitoso della vita: una ragazza che dice s\u00ec, un&#8217;anziana che rifiorisce, un bimbo di sei mesi che danza di gioia all&#8217;abbraccio delle madri. Viene attraverso il miracolo di tutti quelli che salvano vite, in terra e in mare. Il Magnificat \u00e8 il vangelo di Maria, la sua bella notizia che raggiunge tutte le generazioni. Per dieci volte ripete: \u00e8 lui che ha guardato, \u00e8 lui che fa grandi cose, che ha dispiegato, che ha disperso, che ha rovesciato, che ha innalzato, che ha ricolmato, che ha rimandato, che ha soccorso, che si \u00e8 ricordato&#8230;.\u00e8 lui, per dieci volte.<\/p><p>La pietra d&#8217;angolo della fede non \u00e8 quello che io faccio per Dio, ma quello che Dio fa per me; la salvezza \u00e8 che lui mi ama, non che io lo amo. E che io sia amato dipende da lui, non dipende da me. Maria vede un Dio con le mani impigliate nel folto della vita. E usa i verbi al passato, con uno stratagemma profetico, come se tutto fosse gi\u00e0 accaduto. Invece \u00e8 il suo modo audace per affermare che si far\u00e0, con assoluta certezza, una terra e un cielo nuovi, che il futuro di Dio \u00e8 certo quanto il passato, che questo mondo porta un altro mondo nel grembo. Pregare il Magnificat \u00e8 affacciarsi con lei al balcone del futuro.<\/p><p>Santa Maria, assunta in cielo, vittoriosa sul drago, fa scendere su di noi una benedizione di speranza, consolante, su tutto ci\u00f2 che rappresenta il nostro male di vivere: una benedizione sugli anni che passano, sulle tenerezze negate, sulle solitudini patite, sul decadimento di questo nostro corpo, sulla corruzione della morte, sulle sofferenze dei volti cari, sul nostro piccolo o grande drago rosso, che per\u00f2 non vincer\u00e0, perch\u00e9 la bellezza e la tenerezza sono, nel tempo e nell&#8217;eterno, pi\u00f9 forti della violenza.<\/p><p><strong>La vita eterna \u00e8 gi\u00e0 qui, nella carne e nel sangue di Ges\u00f9<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO200\">XX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(19\/08\/2018) Gv 6,51-58<\/p><p>Un Vangelo di soli otto versetti, e Ges\u00f9 a ripetere per otto volte: Chi mangia la mia carne vivr\u00e0 in eterno. Quasi un ritmo incantatorio, una divina monotonia, nello stile di Giovanni che avanza per cerchi concentrici e ascendenti, come una spirale; come un sasso che getti nell&#8217;acqua e vedi i cerchi delle onde che si allargano sempre pi\u00f9. Per otto volte, Ges\u00f9 insiste sul perch\u00e9 mangiare la sua carne: per semplicemente vivere, per vivere davvero. Altro \u00e8 vivere, altro \u00e8 solo sopravvivere. \u00c8 l&#8217;incalzante certezza da parte di Ges\u00f9 di possedere il segreto che cambia la direzione, il senso, il sapore della vita.<\/p><p>Chi mangia la mia carne ha la vita eterna. Con il verbo al presente: \u201cha\u201d, non \u201cavr\u00e0\u201d. La vita eterna \u00e8 una vita libera e autentica, giusta, che si rialza e non si arrende, che fa cose che meritano di non morire. Una vita come quella di Ges\u00f9, capace di amare come nessuno. Sangue e carne \u00e8 parola che indica la piena umanit\u00e0 di Ges\u00f9, le sue mani di carpentiere con il profumo del legno, le sue lacrime, le sue passioni, i suoi abbracci, i piedi intrisi di nardo e la casa che si riempie di profumo e di amicizia. E qui c&#8217;\u00e8 una sorpresa, una cosa imprevedibile. Ges\u00f9 non dice: prendete su di voi la mia sapienza, mangiate la mia santit\u00e0, il sublime che \u00e8 in me. Dice, invece: prendete la mia umanit\u00e0, il mio modo di abitare la terra e di vivere le relazioni come lievito delle vostre. Nutritevi del mio modo di essere umano, come un bimbo che \u00e8 ancora nel grembo della madre si nutre del suo sangue.<\/p><p>Ges\u00f9 non sta parlando del sacramento dell&#8217;Eucaristia, ma del sacramento della sua esistenza: mangiate e bevete ogni goccia e ogni fibra di me. Vuole che nelle nostre vene scorra il flusso caldo della sua vita, che nel cuore metta radici il suo coraggio, perch\u00e9 ci incamminiamo a vivere l&#8217;esistenza umana come l&#8217;ha vissuta lui. Si \u00e8 fatto uomo per questo, perch\u00e9 l&#8217;uomo si faccia come Dio. Allora mangiare e bere Cristo significa prenderlo come misura, lievito, energia. Non \u201candare a fare la Comunione\u201d ma \u201cfarci noi sacramento di comunione\u201d. Allora il movimento fondamentale non \u00e8 il nostro andare fino a lui, \u00e8 invece Lui che viene fino a noi. Lui in cammino, Lui che percorre i cieli, Lui felice di vedermi arrivare, che mi dice: sono contento che tu sia qui. Io posso solo accoglierlo stupito. Prima che io dica: \u201cho fame\u201d, ha detto: \u201cPrendete e mangiate\u201d, mi ha cercato, mi ha atteso e si dona.<\/p><p>Prendete, mangiate! Parole che mi sorprendono ogni volta, come una dichiarazione d&#8217;amore: \u201cio voglio stare nelle tue mani come dono, nella tua bocca come pane, nell&#8217;intimo tuo come sangue, farmi cellula, respiro, pensiero di te. Tua vita\u201d.<\/p><p>\u00a0<\/p><p><strong>Dio, non c&#8217;\u00e8 nessun altro a cui affidare la nostra vita<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO210\">XXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(22\/08\/2021) Vangelo:\u00a0Gv 6,60-69\u00a0<\/p><p>Giovanni mette in scena il resoconto di una crisi drammatica. Dopo il lungo discorso nella sinagoga di Cafarnao sulla sua carne come cibo, Ges\u00f9 vede profilarsi l&#8217;ombra del fallimento: molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano pi\u00f9 con lui. E lo motivano chiaramente: questa parola \u00e8 dura. Chi pu\u00f2 ascoltarla? Dura era stata anche per il giovane ricco: vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri. Dure le parole sulla montagna: beati i perseguitati, beati quelli che piangono. Ma ci\u00f2 che Ges\u00f9 ora propone non \u00e8 una nuova morale, pi\u00f9 ardua che mai, ma una visione ancora pi\u00f9 rivoluzionaria, una fede ancor pi\u00f9 sovversiva: io sono il pane di Dio; io trasmetto la vita di Dio; la mia carne d\u00e0 la vita al mondo. Nessuno aveva mai detto \u201cio\u201d con questa pretesa assoluta.<\/p><p>Nessuno aveva mai parlato di Dio cos\u00ec: un Dio che non versa sangue, versa il suo sangue; un Dio che va a morire d&#8217;amore, che si fa piccolo come un pezzo di pane, si fa cibo per l&#8217;uomo. Finita la religione delle pratiche esterne, dei riti, degli obblighi, questa \u00e8 la religione dell&#8217;essere una cosa sola con Dio: io in Lui, Lui in me. La svolta del racconto avviene attorno alle parole spiazzanti di Ges\u00f9: volete andarvene anche voi? Il maestro non tenta di fermarli, di convincerli, non li prega: aspettate un momento, restate, vi spiego meglio. C&#8217;\u00e8 tristezza nelle sue parole, ma anche fierezza e sfida, e soprattutto un appello alla libert\u00e0 di ciascuno: siete liberi, andate o restate, ma scegliete! Sono chiamato anch&#8217;io a scegliere di nuovo, andare o restare. E mi viene in aiuto la stupenda risposta di Pietro: Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna. Tu solo. Dio solo.<\/p><p>Un inizio bellissimo. Non ho altro di meglio. Ed esclude un mondo intero. Tu solo. Nessun altro c&#8217;\u00e8 cui affidare la vita. Tu solo hai parole: Dio ha parole, il cielo non \u00e8 vuoto e muto, e la sua parola \u00e8 creativa, rotola via la pietra del sepolcro, vince il gelo, apre strade e nuvole e incontri, apre carezze e incendi. Tu solo hai parole di vita. Parole che danno vita, la danno ad ogni parte di me. Danno vita al cuore, gli danno coraggio e orizzonti, ne sciolgono la durezza. Danno vita alla mente perch\u00e9 la mente vive di libert\u00e0 e di verit\u00e0, e tu sei la verit\u00e0 che rende liberi. Vita allo spirito, a questa parte divina deposta in noi, a questa porzione di cielo che ci compone. Parole che danno vita anche al corpo perch\u00e9 in Lui siamo, viviamo e respiriamo; e le sue parole muovono le mani e le fanno generose e pronte, seminano occhi nuovi, luminosi e accoglienti. Parole di vita eterna, che portano in dono l&#8217;eternit\u00e0 a tutto ci\u00f2 che di pi\u00f9 bello abbiamo nel cuore. Che fanno viva, finalmente, la vita.<\/p><p><strong>Il segreto per avere pi\u00f9 amore e pi\u00f9 libert\u00e0<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO220\">XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0Vangelo:\u00a0Mc 7,1-8.14-15.21-23\u00a0<\/p><p>Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore \u00e8 lontano. Ges\u00f9 indirizza oggi la nostra attenzione verso il cuore, quegli oceani interiori che ci minacciano e che ci generano; che ci sommergono talvolta di ombre e di sofferenze ma che pi\u00f9 spesso ancora producono isole di generosit\u00e0, di bellezza e di luce: siate liberi e sinceri. Ges\u00f9 veniva dai campi veri del mondo dove piange e ride la vita, E ora che cosa trova? Gente che collega la religione a macchioline, mani e piatti lavati, a pratiche esteriori.<\/p><p>Ges\u00f9, anzich\u00e9 scoraggiarsi, diventa eco del grido antico dei profeti: vera religione \u00e8 illimpidire il cuore a immagine del Padre della luce (prima Lettura, Gc 1,17): \u00e8 dal cuore degli uomini che escono le intenzioni cattive&#8230; \u00c8 la grande svolta: il ritorno al cuore. Passando da una religione delle pratiche esteriori a una religione dell&#8217;interiorit\u00e0, perch\u00e9 l&#8217;io esiste raccogliendosi non disperdendosi, e perch\u00e9 quando ti raccogli fai la scoperta che Dio \u00e8 vicino: \u00abFuori di me ti cercavo e tu eri dentro di me\u00bb (sant&#8217;Agostino).<\/p><p>Ritorna al tuo cuore: per quasi mille volte nella Bibbia ricorre il termine cuore, che non indica la sede dei sentimenti o dell&#8217;affettivit\u00e0, ma \u00e8 il luogo dove nascono le azioni e i sogni, dove si sceglie la vita o la morte, dove si \u00e8 sinceri e liberi, dove fa presa l&#8217;attrazione di Dio, e seduce e brucia, come a Emmaus. Il ritorno al cuore \u00e8 un precetto antico quanto la sapienza umana (\u00abconosci te stesso\u00bb era scritto sul frontone del tempio di Delfi), ma non basta a salvare, perch\u00e9 nel cuore dell&#8217;uomo c&#8217;\u00e8 di tutto: radici di veleno e frutti di luce; campi di buon grano ed erbe malate.<\/p><p>L&#8217;azione decisiva sta nell&#8217;evangelizzare il cuore, nel fecondare di Vangelo le nostre zolle di durezza, le intolleranze e le chiusure, i desideri oscuri e i nostri idoli mascherati&#8230; Ges\u00f9, maestro del cuore, esegeta e interprete del desiderio, pone le sue mani sante nel tessuto pi\u00f9 profondo della persona, sul motore della vita, e salva il desiderio dalle sue pulsioni di morte: dal di dentro, cio\u00e8 dal cuore dell&#8217;uomo escono le intenzioni cattive: prostituzioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagit\u00e0&#8230; e segue un elenco impressionante di dodici cose cattive, che rendono impura e vuota la vita. Ma tu non dare loro cittadinanza, non legittimarle, non farle uscire da te, non permettere loro di galoppare sulle praterie del mondo, perch\u00e9 sono segnali di morte. Evangelizzare significa poi far scendere sul cuore un messaggio felice.<\/p><p>L&#8217;annuncio gioioso che Ges\u00f9 porta \u00e8 questo: \u00e8 possibile vivere meglio, per tutti, e io ne conosco il segreto: un cuore libero e incamminato, che cresce verso pi\u00f9 amore, pi\u00f9 coscienza, pi\u00f9 libert\u00e0.<\/p><p><strong>\u00abEffat\u00e0\u00bb: quando apri la tua porta la vita viene<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO230\">XXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(05\/09\/2021)Vangelo:\u00a0Mc 7,31-37\u00a0<\/p><p>Portarono a Ges\u00f9 un sordomuto. Un uomo prigioniero del silenzio, una vita senza parole e senza musica, ma che non ha fatto naufragio, perch\u00e9 accolta dentro un cerchio di amici che si prendono cura di lui: e lo condussero da Ges\u00f9. La guarigione inizia quando qualcuno mette mano all&#8217;umanissima arte dell&#8217;accompagnamento.<\/p><p>E lo pregarono di imporgli la mano. Ma Ges\u00f9 fa molto di pi\u00f9, non gli basta imporre le mani in un gesto ieratico, vuole mostrare l&#8217;eccedenza e la vicinanza di Dio: lo prese in disparte, lontano dalla folla: \u00abIo e te soli, ora conti solo tu e, per questo tempo, niente \u00e8 pi\u00f9 importante di te\u00bb. Li immagino occhi negli occhi, e Ges\u00f9 che prende quel volto fra le sue mani.<\/p><p>Seguono gesti molto corporei e delicati: Ges\u00f9 pose le dita sugli orecchi del sordo. Le dita: come lo scultore che modella delicatamente la creta che ha plasmato. Come una carezza. Non ci sono parole, solo la tenerezza dei gesti.<\/p><p>Poi con la saliva tocc\u00f2 la sua lingua. Gesto intimo, coinvolgente: ti do qualcosa di mio, qualcosa che sta nella bocca dell&#8217;uomo, insieme al respiro e alla parola, simboli della vita.<\/p><p>Vangelo di contatti, di odori, di sapori. Il contatto fisico non dispiaceva a Ges\u00f9, anzi. E i corpi diventano luogo santo d&#8217;incontro con il Signore, laboratorio del Regno. La salvezza non \u00e8 estranea ai corpi, passa attraverso di essi, che non sono strade del male ma \u00abscorciatoie divine\u00bb (J.P.Sonnet),<\/p><p>Guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro. Un sospiro non \u00e8 un grido che esprime potenza, non \u00e8 un singhiozzo, ma il respiro della speranza, calma e umile, il sospiro del prigioniero (Sal 102,21), e Ges\u00f9 \u00e8 anche lui prigioniero con quell&#8217;uomo.<\/p><p>E gli disse: Effat\u00e0, apriti! In aramaico, nel dialetto di casa, nella lingua della madre, ripartendo dalle radici: apriti, come si apre una porta all&#8217;ospite, una finestra al sole, le braccia all&#8217;amore. Apriti agli altri e a Dio, anche con le tue ferite, attraverso le quali vita esce e vita entra. Se apri la tua porta, la vita viene.<\/p><p>Una vita guarita \u00e8 quella che si apre agli altri: e subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. Prima gli orecchi. Perch\u00e9 il primo servizio da rendere a Dio e all&#8217;uomo \u00e8 sempre l&#8217;ascolto. Se non sai ascoltare, perdi la parola, diventi muto o parli senza toccare il cuore di nessuno. Forse l&#8217;afasia della chiesa dipende oggi dal fatto che non sappiamo pi\u00f9 ascoltare, Dio e l&#8217;uomo. Dettaglio eloquente: sa parlare solo chi sa ascoltare. Dono da chiedere instancabilmente, per il sordomuto che \u00e8 in noi: donaci, Signore, un cuore che ascolta (cfr 1Re 3,9). Allora nasceranno pensieri e parole che sanno di cielo.<\/p><p><strong>La domanda di Ges\u00f9 che interroga il mio cuore<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO240\">XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(12\/09\/2021)Vangelo:\u00a0Mc 8,27-35\u00a0<\/p><p>E per la strada interrogava: un&#8217;azione continuativa, prolungata, uno stile di vita: strada e domande. Ges\u00f9 non \u00e8 la risposta, lui \u00e8 la domanda; non il punto di arrivo, ma la forza che fa salpare la vita, smontare le tende al levar delle sole.<\/p><p>Le tante domande del vangelo funzionano come punto di incontro tra lui e noi. La gente, chi dice che io sia? Non un semplice sondaggio per misurare la sua popolarit\u00e0, Ges\u00f9 vuole capire che cosa del suo messaggio ha raggiunto il cuore. Si \u00e8 accorto che non tutto ha funzionato nella comunicazione, si \u00e8 rotto qualcosa in quella crisi galilaica che tutti gli evangelisti riferiscono. Infatti, la risposta della gente, se pu\u00f2 sembrare gratificante, rivela invece una percezione deformata di Ges\u00f9: per qualcuno \u00e8 un maestro moralizzatore di costumi (&#8220;dicono che sei Giovanni il Battista&#8221;); altri hanno percepito in lui la forza che abbatte idoli e falsi profeti (&#8220;dicono che sei Elia&#8221;); altri ancora non colgono nulla di nuovo, solo l&#8217;eco di vecchi messaggi gi\u00e0 ascoltati (&#8220;dicono che sei uno dei profeti&#8221;).<\/p><p>Ma Ges\u00f9 non \u00e8 niente fra le cose di ieri. \u00c8 novit\u00e0 in cammino. E il domandare continua, si fa diretto: ma voi chi dite che io sia? Per far emergere l&#8217;ambiguit\u00e0 che abita il cuore di tutti, Ges\u00f9 mette in discussione se stesso.<\/p><p>Non \u00e8 facile sottoporsi alla valutazione degli altri, costa molta umilt\u00e0 e libert\u00e0 chiedere: cosa pensate di me? Ma Ges\u00f9 \u00e8 senza maschere e senza paure, libero come nessuno. Tu sei il Cristo, si espone Pietro, il senso di Israele, il senso della mia vita. A questo punto il registro cambia e il racconto si fa spiazzante: Ges\u00f9 cominci\u00f2 a insegnare che il Cristo doveva molto soffrire e venire ucciso e il terzo giorno risorgere. Come fa Pietro ad accettare un messia perdente? \u00abTu sei il messia, l&#8217;atteso, che senso ha un messia sconfitto?\u00bb. Allora lo prende in disparte e comincia a rimproverarlo. Lo contesta, gli indica un&#8217;altra storia e altri sogni. E la tensione si alza, il dialogo si fa concitato e culmina in parole durissime: va dietro di me, satana. Il tuo posto \u00e8 seguirmi.<\/p><p>Pietro \u00e8 la voce di ogni ambiguit\u00e0 della vita, questo fiume che trasporta tutto, fango e pagliuzze d&#8217;oro, e attraversa macchie di sole e zone d&#8217;ombra; d\u00e0 voce a quell&#8217;ambiguit\u00e0 senza colpa (G. Piccolo), per cui le cose non ci sono chiare, per cui nelle nostre parole sentiamo al tempo stesso il suono di Dio (non la carne o il sangue te l&#8217;hanno rivelato) e il sussurro del male (tu pensi secondo il mondo).<\/p><p>La soluzione \u00e8 quella indicata a Pietro (\u00abva dietro di me\u00bb). Ges\u00f9 ha dato una carezza alle mie ferite, ha attraversato le mie contraddizioni e mi fa camminare proprio l\u00ec, lungo la \u00ablinea incerta che addividi la luci dallo scuru\u00bb (A. Camilleri).<\/p><p><strong>Chi accoglie e abbraccia un bambino accoglie Dio<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO250\">XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(19\/09\/2021)Vangelo:\u00a0Mc 9,30-37\u00a0<\/p><p>Un&#8217;alternanza di strade e di case: i tre anni di Galilea sono raccontati cos\u00ec da Marco. Sulla strada si cammina al ritmo del cuore; si avanza in gruppo; qualcuno resta un po&#8217; indietro, qualcun altra condivide chiacchiere leggere con un amico, lasciando fiorire parole autentiche e senza maschere. Ges\u00f9 ha lasciato liberi i discepoli di stare tra loro, per tutto il tempo che vogliono, con i pensieri che hanno, con le parole che sanno, senza stare loro addosso, controllare tutto, come un genitore ansioso. Poi il Vangelo cambia ambientazione: giungono in casa, e allora cambia anche la modalit\u00e0 di comunicazione di Ges\u00f9: sedutosi, chiam\u00f2 i dodici e disse loro (sedette, chiam\u00f2, disse sono tre verbi tecnici che indicano un insegnamento importante): di cosa stavate parlando? Di chi \u00e8 il pi\u00f9 grande. Questione infinita, che inseguiamo da millenni, su tutta la terra.<\/p><p>Questa fame di potere, questa furia di comandare \u00e8 da sempre un principio di distruzione nella famiglia, nella societ\u00e0, nella convivenza tra i popoli. Ges\u00f9 si colloca a una distanza abissale da tutto questo: se uno vuol essere il primo sia il servo. Ma non basta, c&#8217;\u00e8 un secondo passaggio: \u201cservo di tutti\u201d, senza limiti di gruppo, di famiglia, di etn\u00eca, di bont\u00e0 o di cattiveria. Non basta ancora: \u00abEcco io metto al centro un bambino\u00bb, il pi\u00f9 inerme e disarmato, il pi\u00f9 indifeso e senza diritti, il pi\u00f9 debole e il pi\u00f9 amato! Proporre un bambino come modello del credente \u00e8 far entrare nella religione l&#8217;inaudito. Cosa sa un bambino? Il gioco, il vento delle corse, la dolcezza degli abbracci. Non sa di filosofia, di teologia, di morale. Ma conosce come nessuno la fiducia, e si affida. Ges\u00f9 ci propone un bambino come padre nella fede. \u00abIl bambino \u00e8 il padre dell&#8217;uomo\u00bb (Wordsworth).<\/p><p>I bambini danno ordini al futuro, danno gioia al quotidiano. La casa ha offerto il suo tesoro, un cucciolo d&#8217;uomo, parabola vivente, piccola storia di vita che Ges\u00f9 fa diventare storia di Dio: Chi lo abbraccia, abbraccia me! Ges\u00f9 offre il suo tesoro: il volto di un Dio che \u00e8 non onnipotenza ma abbraccio: ci si abbraccia per tornare interi (A. Merini), neanche Dio pu\u00f2 stare solo, non \u00e8 &#8220;intero&#8221; senza noi, senza i suoi amati. Chi accoglie un bambino accoglie Dio! Parole mai dette prima, mai pensate prima. I discepoli ne saranno rimasti sconcertati: Dio come un bambino! Vertigine del pensiero. L&#8217;Altissimo e l&#8217;Eterno in un bambino? Se Dio \u00e8 come un bambino significa che devi prendertene cura, va accudito, nutrito, aiutato, accolto, gli devi dare tempo e cuore (E. Hillesum).<\/p><p>Non puoi abbandonare Dio sulla strada. Perch\u00e9 Dio non sta dappertutto, sta soltanto l\u00e0 dove lo si lascia entrare (M. Buber).<\/p><p><strong>\u00c8 di Dio chi regala un sorso di vita<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO260\">XXVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(26\/09\/2021)Vangelo:\u00a0Mc 9,38-43.45.47-48\u00a0<\/p><p>Maestro, quell&#8217;uomo non \u00e8 dei nostri. Quel forestiero che fa miracoli, ma che non \u00e8 iscritto al gruppo; che migliora la vita delle persone, ma forse \u00e8 un po&#8217; eretico o troppo libero, viene bloccato. E a capo dell&#8217;operazione c&#8217;\u00e8 Giovanni, il discepolo amato, il teologo fine, \u201cil figlio del tuono\u201d&#8217;, ma che \u00e8 ancora figlio di un cuore piccolo, morso dalla gelosia. \u00abNon ti \u00e8 lecito rendere migliore il mondo se non sei dei nostri!\u00bb. La forma prima della sostanza, l&#8217;iscrizione al gruppo prima del bene, l&#8217;idea prima della realt\u00e0! Invece Mos\u00e8, nella prima lettura, d\u00e0 una risposta cos\u00ec liberante a chi gli riferisce di due che non sono nell&#8217;elenco eppure profetizzano: magari fossero tutti profeti&#8230;<\/p><p>La risposta di Ges\u00f9, l&#8217;uomo senza frontiere, \u00e8 molto articolata e molto alla Mos\u00e8: Lascialo fare! Non tracciare confini. Il nostro scopo non \u00e8 aumentare il numero di chi ci segue, ma far crescere il bene; aumentare il numero di coloro che, in molti modi diversi, possano fare esperienza del Regno di Dio, che \u00e8 gioia, libert\u00e0 e pienezza.<\/p><p>\u00c8 grande cosa vedere che per Ges\u00f9 la prova ultima della bont\u00e0 della fede non sta in una adesione teorica al \u201cnome\u201d, ma nella sua capacit\u00e0 di trasmettere umanit\u00e0, gioia, salute, vita. Chiunque regala un sorso di vita, \u00e8 di Dio. Questo ci pone tutti, serenamente e gioiosamente, accanto a tanti uomini e donne, diversamente credenti o non credenti, che per\u00f2 hanno a cuore la vita e si appassionano per essa, che sono capaci di inventarsi miracoli per far nascere un sorriso sul volto di qualcuno. Il vangelo ci chiama a \u00abstare accanto a loro, sognando la vita insieme\u00bb (Evangelii gaudium, 74).<\/p><p>Chiunque vi dar\u00e0 un bicchiere d&#8217;acqua&#8230; non perder\u00e0 la sua ricompensa.<\/p><p>Un po&#8217; d&#8217;acqua, il quasi niente, una cosa cos\u00ec semplice e povera che nessuno ne \u00e8 privo.<\/p><p>Ges\u00f9 semplifica la vita: tutto il vangelo in un bicchiere d&#8217;acqua. Di fronte all&#8217;invasivit\u00e0 del male, Ges\u00f9 conforta: al male opponi il tuo bicchiere d&#8217;acqua; e poi fidati: il peggio non prevarr\u00e0.<\/p><p>Mos\u00e8 e Ges\u00f9, maestri della fede, ci invitano a non piantare paletti ma ad amare gli orizzonti, a guardare oltre il cortile di casa, a tutto l&#8217;accampamento umano, a tutta la strada da percorrere: alzate gli occhi, non vedete quanti semi dello Spirito volano dappertutto? Quante persone lottano per la vita dei fratelli contro i d\u00e9moni moderni: inquinamento, violenza, fake news, corruzione, economia che uccide? E se anche sono fuori dal nostro accampamento, sono comunque profeti. Sono quelli che ascoltano il grido dei mietitori non pagati (Giacomo 5,4) e ridanno loro parola, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che riguarda l&#8217;avventura umana riguarda noi. Perch\u00e9 tutti sono dei nostri e noi siamo di tutti.<\/p><p><strong>Dall&#8217;origine il Signore congiunge le vite<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO270\">XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(03\/10\/2021)Vangelo:\u00a0Mc 10,2-16\u00a0<\/p><p><em>\u00c8 lecito a un marito ripudiare la moglie?<\/em>\u00a0\u00c8 risaputo, tutta la tradizione religiosa, avallata dalla Parola di Dio, lo legittimava: s\u00ec, \u00e8 lecito. Ma Ges\u00f9 prende le distanze:\u00a0<em>che cosa vi ha ordinato Mos\u00e8?<\/em>\u00a0Da ebreo, avrebbe dovuto dire: che cosa \u201cci\u201d ha ordinato Mos\u00e8, invece marca la sua differenza.\u00a0<em>Mos\u00e8 ha permesso di scrivere un atto di ripudio.<\/em>\u00a0Ges\u00f9 prende le distanze anche da Mos\u00e8:\u00a0<em>per la durezza del vostro cuore egli scrisse questa norma.\u00a0<\/em>Affermazione enorme: la legge che noi diciamo divina non sempre, non tutta riflette la volont\u00e0 di Dio, talvolta \u00e8 il riflesso del nostro cuore duro.<\/p><p><em>In principio non era cos\u00ec.\u00a0<\/em>A Ges\u00f9 non interessa spostare avanti o indietro i paletti della morale, disciplinare la vita, ma ispirarla, accenderla, rinnovarla: il Vangelo non \u00e8 una morale, ma una sconvolgente liberazione (G. Vannucci). Ci prende per mano e ci accompagna nei territori di Dio, dentro il suo sogno iniziale, sorgivo, originario; ci insegna a guardare non dal punto di vista della fine dell&#8217;amore, ma del suo inizio:\u00a0<em>per questo l&#8217;uomo lascer\u00e0 il padre e la madre, si unir\u00e0 a sua moglie e i due diventeranno una carne sola.\u00a0<\/em>Il sogno di Dio \u00e8 i due che si cercano, i due che si trovano, i due che si amano e che diventano uno.<\/p><p><em>L&#8217;uomo non separi quello che Dio ha congiunto.\u00a0<\/em>Fin dal principio Dio congiunge le vite! Questo \u00e8 il suo nome: \u201cDio congiunge\u201d, come una profezia di comunione e di legame. Fa incontrare le vite, le unisce, collante degli atomi e del cosmo. Invece il nome del suo nemico, nemico dell&#8217;amore e della vita, \u00e8 esattamente l&#8217;opposto: il diavolo, cio\u00e8 Colui-che-separa.<\/p><p>Il problema \u00e8 portato alla radice: non pi\u00f9 ripudio o no, ma tener vivo il respiro dell&#8217;origine, impegnarsi con tutte le forze ad alimentare il sogno di Dio: proteggere e custodire gesti, pensieri, parole che hanno a loro volta la gioiosa forza di proteggere l&#8217;amore e congiungere le vite. Perch\u00e9 l&#8217;amore \u00e8 fragile, e affamato di cure. Vero peccato non \u00e8 trasgredire una norma, ma il sogno di Dio. E questo accade a monte, \u00e8 una lunga tela sottile che si tesse lentamente con quei comportamenti duri o indifferenti che spengono l&#8217;amore: infedelt\u00e0, mancanza di rispetto, offesa alla dignit\u00e0, essere l&#8217;uno sull&#8217;altro causa di mortificazione quotidiana, anzich\u00e9 di vita.<\/p><p>Ges\u00f9 getta le basi per la nostra libert\u00e0: il mio comportamento non \u00e8 chiamato ad adeguarsi ad una legge esterna all&#8217;uomo, ma a quella norma interna che riaccende il volto, protegge il sorriso e il sogno di Dio. Allora se non ti impegni a coltivarlo, se non ricuci gli strappi, se il tuo amore negli anni si \u00e8 fatto duro e aggressivo invece che dolce e umile, tu stai ripudiando il sogno di Dio, sei gi\u00e0 adultero nel cuore.<\/p><p><strong>Sarai felice se renderai felice qualcuno<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO280\">XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(10\/10\/2021)Vangelo:\u00a0Mc 10,17-30\u00a0<\/p><p>Ges\u00f9 \u00e8 sulla strada, il luogo che pi\u00f9 amava: la strada, che \u00e8 di tutti, collega i lontani, \u00e8 libera e aperta, una breccia nelle mura, ama gli orizzonti. Ed ecco un tale, uno senza nome ma ricco (la sua identit\u00e0 rubata dal denaro) gli corre incontro. Corre, come uno che ha fretta, fretta di vivere, di vivere davvero. L&#8217;uomo senza nome sta per affrontare un grande rischio: interroga Ges\u00f9 per sapere la verit\u00e0 su se stesso. \u00abMaestro buono, \u00e8 vita o no la mia? Cosa devo fare per essere vivo davvero?\u00bb. Domanda eterna. Universale.<\/p><p>Ges\u00f9 risponde elencando cinque comandamenti e un precetto. \u00abMaestro, tutto questo io l&#8217;ho gi\u00e0 fatto, da sempre. Eppure&#8230;. Ges\u00f9 fiss\u00f2 lo sguardo su di lui e lo am\u00f2. Lo am\u00f2 per quel \u201ceppure\u201d, che racconta fame e sete d&#8217;altro: osservare la legge non ha riempito la vita.<\/p><p>Ges\u00f9 lo fissa. Quell&#8217;uomo fa una esperienza da brividi, sente su di s\u00e9 lo sguardo di Ges\u00f9, incrocia i suoi occhi amanti, pu\u00f2 naufragarvi dentro. E se io dovessi continuare il racconto direi: adesso gli va dietro, adesso \u00e8 preso dall&#8217;incantamento, dal fascino del Signore, non resiste&#8230;<\/p><p>Invece la conclusione cammina nella direzione che non ti aspetti: \u00abUna cosa ti manca, va&#8217;, vendi, dona ai poveri&#8230;\u00bb. Dona. Sarai felice se farai felice qualcuno. Tu non sei ci\u00f2 che hai, ma ci\u00f2 che dai.<\/p><p>Dare: verbo pauroso. Noi vogliamo prendere, trattenere, accumulare. Dare ai poveri&#8230; Nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con il verbo dare. Ma l&#8217;uomo ricco se ne va triste. Noi tutti abbiamo due vite in guerra tra loro: una \u00e8 fatta di cose e di quotidiano e la seconda si nutre di richiami e appelli, di vocazione e sogno.<\/p><p>L&#8217;uomo ricco cammina triste: hanno vinto le cose e il denaro; non seguir\u00e0 pi\u00f9 la vita come appello, ma solo la vita come esistenza ordinaria, ostaggio delle cose.<\/p><p>Per tre volte oggi si dice che Ges\u00f9 \u201cguard\u00f2\u201d: con amore, con preoccupazione, con incoraggiamento. La fede altro non \u00e8 che la mia risposta al corteggiamento di Dio, un&#8217;avventura che nasce da un incontro, quando Dio entra in te e io gli do tempo e cuore.<\/p><p>Ecco allora una delle parole pi\u00f9 belle di Ges\u00f9: tutto \u00e8 possibile presso Dio. Egli \u00e8 capace di far passare un cammello per la cruna di un ago. Dio ha la passione dell&#8217;impossibile. Dieci cammelli passeranno.<\/p><p>Don Milani sul letto di morte lo ha capito: adesso finalmente vedo il cammello passare per la cruna dell&#8217;ago. Era lui, il cammello, lui di famiglia ricca e potente, che passava per la cruna della piccolezza.<\/p><p>Signore, ecco noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, cosa avremo in cambio? Avrai in cambio cento fratelli e un cuore moltiplicato.<\/p><p>\u00abCon gli occhi nel sole<br \/>a ogni alba io so<br \/>che rinunciare per te<br \/>\u00e8 uguale a fiorire\u00bb (M. Marcolini).<\/p><p><strong>Cos\u00ec Ges\u00f9 ci spiazza: sono venuto per servire<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO290\">XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(17\/10\/2021)Vangelo:\u00a0Mc 10,35-45\u00a0<\/p><p>Tra voi non \u00e8 cos\u00ec! Bellissima espressione che mette a fuoco la differenza cristiana. Gli altri dominano, non cos\u00ec tra voi. Voi vi metterete a fianco delle persone, o ai loro piedi, e non al di sopra. Gli altri opprimono. Voi invece solleverete le persone, le tirerete su per un&#8217;altra luce, altro sole, altro respiro. La storia gloriosa di ciascuno non \u00e8 scritta da chi ha avuto la capacit\u00e0 di dominarci, ma da chi ha avuto l&#8217;arte di amarci: gloria della vita. Sono venuto per dare la mia vita in riscatto per la moltitudine&#8230;<\/p><p>Ges\u00f9 riscatta l&#8217;umano, ridipinge l&#8217;icona di cosa sia la persona, cosa sia vita e cosa no, tira fuori un tesoro di luce, di sole, di bellezza da ciascuno. Libera il volto nuovo dell&#8217;umanit\u00e0, riscatta l&#8217;umano dagli artigli del disumano; riscatta il cuore dell&#8217;uomo dal potere mortifero della indifferenza. Ges\u00f9 \u00e8 il guaritore del peccato del mondo, che ha un solo nome: disamore. Giacomo e Giovanni, i \u201cfigli del tuono\u201d, gli avevano chiesto, con quel tono da bambini: Vogliamo che tu ci faccia quello che vogliamo noi&#8230;<\/p><p>Gli altri apostoli si indignano, lo fanno per rivalit\u00e0, per gelosia, perch\u00e9 i due fratelli hanno tentato di manipolare la comunit\u00e0. Ma Ges\u00f9 non li segue, va avanti, salva la domanda dei due e anche l&#8217;indignazione degli altri: Li chiama a s\u00e9, nell&#8217;intimit\u00e0, cuore a cuore, e spiega, argomenta. Perch\u00e9 dietro ad ogni desiderio umano, anche i pi\u00f9 storti, c&#8217;\u00e8 sempre una matrice buona, un desiderio di vita, di bellezza, di armonia. Ogni desiderio umano ha sempre dietro una parte sana, piccolissima magari. Ma quella \u00e8 la parte da non perdere. Gli uomini non sono cattivi, sono fragili e si sbagliano facilmente. \u00abAnche il peccato \u00e8 spesso un modo sbagliato per cercarti\u00bb (D. M. Turoldo).<\/p><p>L&#8217;ultima frase del Vangelo \u00e8 di capitale importanza: Sono venuto per servire. La pi\u00f9 spiazzante autodefinizione di Ges\u00f9. La pi\u00f9 rivoluzionaria e contromano. Ma che illumina di colpo il cuore di Dio, il senso della vita di Cristo, e quindi della vita di ogni uomo e ogni donna. Un Dio che, mentre nel nostro immaginario \u00e8 onnipotente, nella sua rivelazione \u00e8 servo. Da onnipotente a servo. Novit\u00e0 assoluta.<\/p><p>Perch\u00e9 Dio ci ha creati? Molti ricordiamo la risposta del catechismo: Per conoscere, amare e servire Dio in questa vita, e goderlo nell&#8217;altra. Ges\u00f9 capovolge la prospettiva, le d\u00e0 una bellezza e una profondit\u00e0 che stordiscono: siamo stati creati per essere amati e serviti da Dio, qui e per sempre. Dio esiste per te, per amarti e servirti, dare per te la sua vita, per essere sorpreso da noi, da questi imprevedibili, liberi, splendidi, creativi e fragili figli. Dio considera ogni figlio pi\u00f9 importanti di se stesso.<\/p><p><strong>Siamo tutti mendicanti di amore e di luce<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO300\">XXX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(24\/10\/2021)Vangelo:\u00a0Mc 10,46-52\u00a0<\/p><p>Vangeli di strade e di incontri, in queste settimane. \u00abMentre partiva da Gerico&#8230;\u00bb. Siamo alle porte della citt\u00e0, dove le carovane dei pellegrini si ricompongono, dove si aggirano i mendicanti, sperando in una monetina tra i tanti che si danno appuntamento alle porte. Un cieco, seduto, a terra, immobile, sta l\u00ec a mendicare la sua sopravvivenza da chi passa. Ma ecco che \u00absentendo che era Ges\u00f9 il Nazareno\u00bb Bartimeo \u00e8 come investito da un brivido, da una scossa: alza la testa, si rianima, comincia a gridare il suo dolore. Non si vergogna di essere il pi\u00f9 povero di tutti, anzi \u00e8 la sua forza. Siamo tutti come lui, mendicanti di affetto o di amore o di luce. La mendicanza \u00e8 la sorgente della preghiera: Kyrie eleison, grida. Tra tutte, la preghiera pi\u00f9 cristiana ed evangelica, la pi\u00f9 antica e la pi\u00f9 umana. Che nelle nostre liturgie abbiamo confinato all&#8217;atto penitenziale, mentre \u00e8 la richiesta di nascere di nuovo. La ripetono lebbrosi, donne, ciechi e non \u00e8 richiesta di perdono per i peccati, ma di luce per gli occhi spenti, di una pelle nuova che riceva carezze ancora.<\/p><p>Come un bambino che grida alla madre lontana, chiedono a Dio: mostrati padre, sentiti madre di questo figlio naufrago, fammi nascere di nuovo, ridammi alla luce! Bartimeo cerca un Dio che si intrecci con la sua vita a pezzi, con i suoi stracci. Ma la folla attorno fa muro al suo grido: taci! disturbi! Terribile pensare che la sofferenza possa disturbare. Disturbare Dio! Bartimeo allora fa l&#8217;unica cosa che si pu\u00f2 fare in questi casi: grida pi\u00f9 forte. \u00c8 il suo combattimento, con le tenebre e con la folla.<\/p><p>Il Nazareno ascolta il grido e risponde in un modo tutto nuovo: coinvolge la folla che prima voleva zittire il mendicante, si fida della folla, anche se \u00e8 cos\u00ec facile a cambiare di umore: chiamatelo! E la folla va, portavoce di Cristo, e si rivolge al cieco con parole bellissime, da brivido, dove \u00e8 custodito il cuore dell&#8217;annuncio evangelico. Parole facili e che vanno diritte al cuore, da imparare, da ripetere, sempre, a tutti: \u00abCoraggio, alzati, ti chiama\u00bb. Coraggio, la virt\u00f9 degli inizi. Alzati, dipende da te, lo puoi fare, riprendi in mano la tua vita. Ti chiama, \u00e8 qui per te, non sei solo, il cielo non \u00e8 muto. Ed ecco che si libera l&#8217;energia compressa, e fioriscono gesti quasi eccessivi: non parla, grida; non si toglie il mantello, lo getta; non si alza da terra, ma balza in piedi. Guarisce in quella voce che lo accarezza, lo chiama e diventa la strada su cui cammina. Noi, che siamo al tempo stesso mendicanti e folla, nelle nostre Gerico, lungo le nostre strade, ad ogni persona a terra, portiamo in dono, senza stancarci mai, queste tre parole generanti: \u00abCoraggio, alzati, ti chiama\u00bb.<\/p><p><strong>Amare \u00e8 dare futuro al mondo<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO310\">XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(31\/10\/2021)Vangelo:\u00a0Mc 12,28-34\u00a0<\/p><p>Qual \u00e8, fra tutti, il pi\u00f9 grande comandamento? Aiutaci a ritornare al semplice, al principio di tutto&#8230; Ges\u00f9 lo fa, esce dagli schemi, risponde con una parola che tra i comandamenti non c&#8217;\u00e8. Che bella la libert\u00e0, l&#8217;intelligenza anti conformista di Ges\u00f9, lui l&#8217;icona limpidissima della libert\u00e0 e dell&#8217;immaginazione.<\/p><p>La risposta comincia con un verbo: amerai, al futuro, a indicare una storia infinita, perch\u00e9 l&#8217;amore \u00e8 il futuro del mondo, perch\u00e9 senza amore non c&#8217;\u00e8 futuro: vi amerete, altrimenti vi distruggerete. E poi per vivere bene, perch\u00e9 la bilancia su cui si pesa la felicit\u00e0 di questa vita \u00e8 dare e ricevere amore.<\/p><p>Prima ancora per\u00f2 c&#8217;\u00e8 un \u201ccomandamento zero\u201d: shem\u00e0, ascolta, ricordati, non dimenticare, tienilo legato al polso, mettilo come sigillo sul cuore, come gioiello davanti agli occhi&#8230; Fa tenerezza un Dio che chiede: \u00abAscoltami, per favore\u00bb. Amare Dio \u00e8 ascoltarlo.<\/p><p>Amerai con tutto il cuore; non da sottomesso ma da innamorato. Qualcuno ha proposto un&#8217;altra traduzione: amerai Dio con tutti i tuoi cuori. Come a dire: con il tuo cuore di luce e con il cuore d&#8217;ombra, amalo con il cuore che crede e anche con il cuore che dubita; come puoi, come riesci, magari col fiatone, quando splende il sole e quando si fa buio, e a occhi chiusi quando hai un po&#8217; paura, anche con le lacrime. Santa Teresa d&#8217;Avila in una visione riceve questa confidenza dal Signore: \u201cPer un tuo ti amo rifarei di nuovo l&#8217;universo\u201d.<\/p><p>Con tutta la tua mente. Amore intelligente deve essere; che significa: conoscilo, leggi, parla, studia, pensa, cerca di capire di pi\u00f9, godi di una carezza improvvisa, scrivi una preghiera, una canzone, una poesia d&#8217;amore al tuo amore&#8230;<\/p><p>Ma con questo, cosa ha detto di nuovo Ges\u00f9? In fondo le stesse parole le ripetono i mistici di tutte le religioni, i cercatori di Dio di tutte le fedi, da millenni. La novit\u00e0 evangelica \u00e8 nell&#8217;aggiunta inattesa di un secondo comandamento, che \u00e8 simile al primo&#8230; Il genio del cristianesimo: amerai l&#8217;uomo \u00e8 simile all&#8217;amerai Dio. Il prossimo \u00e8 simile a Dio. Il prossimo ha volto e voce, fame d&#8217;amore e bellezza, simili a Dio. Cielo e terra non si oppongono, si abbracciano. Vangelo strabico, verrebbe da dire: un occhio in alto, uno in basso, testa nel cielo e piedi per terra.<\/p><p>Ma chi \u00e8 il mio prossimo? Gli domander\u00e0 un altro dottore. C&#8217;\u00e8 una risposta che mi ha allargato il cuore, quella di Gandhi: \u00abil mio prossimo \u00e8 tutto ci\u00f2 che vive con me sulla terra\u00bb, la natura, l&#8217;acqua, l&#8217;aria, le piante, gli animali. Ama la terra, allora, come te stesso, amala come l&#8217;ama Dio. Vivere \u00e8 convivere, esistere \u00e8 coesistere. Non gi\u00e0 obbedire a comandamenti o celebrare liturgie, ma semplicemente, meravigliosamente, felicemente: amare.<\/p><p><strong>La povera vedova vera maestra di generosit\u00e0<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO320\">XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(07\/11\/2021)Vangelo:\u00a0Mc 12,38-44\u00a0<\/p><p>Una donna senza nome, sola, vedova, povera, \u00e8 l&#8217;ultimo personaggio che Ges\u00f9 incontra nel vangelo di Marco, l&#8217;ultima maestra. Ges\u00f9 ha sempre mostrato una predilezione particolare per le donne sole. Appartengono alla triade biblica dei senza difesa: vedove, orfani e stranieri. E allora Dio interviene e prende le loro difese: &#8220;sono miei!&#8221;. Una maestra senza parole e senza titoli, sapiente di lacrime e di coraggio, e &#8220;se tu ascoltassi una sola volta la lezione del cuore faresti lezione agli eruditi&#8221; (Rumi).<\/p><p>Seduto nel locale delle offerte, Ges\u00f9 osserva: il suo sguardo si \u00e8 fatto penetrante e affilato come quello dei profeti, come chi ama e ha cura della vita in tutti i suoi dettagli. Vede un gesto da nulla in cui si cela il divino, vede l&#8217;assoluto balenare nel dettaglio di due centesimi. Lei ha gettato nel tesoro due spiccioli, ma ha dato pi\u00f9 di tutti gli altri. Perch\u00e9 di pi\u00f9 di tutti gli altri? Perch\u00e9 le bilance di Dio non sono quantitative, ma qualitative. Le sue bilance non pesano la quantit\u00e0, ma il cuore. Quella donna non d\u00e0 qualcosa del suo superfluo, getta tutto, si spende fino in fondo nella sua relazione con Dio, ci mette tutto quello che ha per vivere.<\/p><p>Non cercate nella vita persone sante, forse le troverete forse no (infatti non sappiamo se la vita morale della donna fosse retta o meno), non cercate persone perfette, cercate piuttosto persone generose, che danno tempo e affetti, quelle dei piccoli gesti con dentro tanto cuore. Non \u00e8 mai irrisorio o insignificante un gesto di bont\u00e0 cavato fuori dalla nostra povert\u00e0. Affidiamoci ai generosi, non ai perfetti o ai potenti.<\/p><p>Le parole originarie di Marco sono geniali: gett\u00f2 nel tesoro intera la sua vita. Quella donna ha messo in circuito nelle vene del mondo molto cuore e l&#8217;intero patrimonio della sua vita. E tutto questo circola nell&#8217;universo come una energia mite e possente, perch\u00e9 ogni gesto umano compiuto con tutto il cuore ci avvicina all&#8217;assoluto di Dio. Ogni atto umano &#8220;totale&#8221; contiene qualcosa di divino.<\/p><p>Questa donna ha dato di pi\u00f9. La domanda dell&#8217;ultima sera risuoner\u00e0 con lo stesso verbo: hai dato poco o hai dato molto alla vita? Dove tu passavi, dietro di te, rimaneva pi\u00f9 vita o meno vita? I primi posti appartengono a quelli che, in ognuna delle nostre case o citt\u00e0, danno ci\u00f2 che fa vivere, regalano cuore con gesti piccoli e grandi, gesti di cura, accudimento, attenzione, gentilezza, rivolti ai genitori o ai figli o a sconosciuti. Fossero anche solo due spiccioli di bont\u00e0, solo briciole, solo un sorriso o una carezza, chi li compie con tutto il cuore crede nel futuro. La notte comincia con la prima stella, il mondo nuovo con il primo gesto di un piccolo samaritano buono.<\/p><p><strong>Dio \u00e8 vicino alle porte Viene come un abbraccio<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO330\">XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)<\/a>\u00a0(14\/11\/2021)Vangelo:\u00a0Mc 13,24-32\u00a0<\/p><p>In quei giorni, il sole si oscurer\u00e0, la luna si spegner\u00e0, le stelle cadranno dal cielo&#8230; L&#8217;universo \u00e8 fragile nella sua grande bellezza, ma \u201cquei giorni\u201d sono questi giorni, questo mondo si oscura con le sue 35 guerre in corso, la terra si spegne avvelenata, sterminate carovane umane migrano attraverso mari e deserti&#8230; Ti sembra un mondo che affonda, che va alla deriva? Guarda meglio, guarda pi\u00f9 a fondo: \u00e8 un mondo che va alla rinascita.<\/p><p>Ges\u00f9 ama la speranza, non la paura: dalla pianta di fico imparate: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l&#8217;estate \u00e8 vicina. Ges\u00f9 ci porta alla scuola delle piante, perch\u00e9 le leggi dello spirito e le leggi profonde della realt\u00e0 coincidono. Ogni germoglio assicura che la vita vince sulla morte.<\/p><p>Imparate dalla sapienza degli alberi: quando il ramo si fa tenero&#8230; l&#8217;intenerirsi del ramo neppure lo immagini in inverno; il suo ammorbidirsi per la linfa&#8217; che riprende a gonfiare i piccoli canali \u00e8 una sorpresa, e uno stupore antico. Le cose pi\u00f9 belle non vanno cercate, vanno attese. Come la primavera. E spuntano le foglie, e tu non puoi farci nulla; forse per\u00f2 s\u00ec: contemplare e custodire.<\/p><p>Allora voi capite che l&#8217;estate \u00e8 vicina. In realt\u00e0 le gemme indicano la primavera, che per\u00f2 in Palestina \u00e8 brevissima, pochi giorni ed \u00e8 subito estate. Cos\u00ec anche voi sappiate che egli \u00e8 vicino, alle porte. Dio \u00e8 vicino, \u00e8 qui; bello, vitale e nuovo come la primavera del cosmo.<\/p><p>Da una gemma imparate il futuro di Dio: che sta alla porta, e bussa; viene non come un dito puntato, ma come un abbraccio, un germogliare umile di vita. \u00abIl mondo tutto \u00e8 una realt\u00e0 germinante\u00bb (R. Guardini).<\/p><p>Allora mi sento come una nave, che non \u00e8 pi\u00f9 in ansia per la rotta da seguire, perch\u00e9 sopra di essa soffia un Vento di cielo, e la lampada della Parola \u00e8 accesa sulla prua della nave.<\/p><p>Passano il sole e la luna, che sono l&#8217;orologio dell&#8217;universo, si sbriciola la terra, ma le mie parole no, sono un sole che non tramonter\u00e0 mai dagli orizzonti della storia, dal cuore dell&#8217;uomo.<\/p><p>Siamo una generazione lamentosa, che non sa pi\u00f9 ringraziare, che ha dissipato i profeti e i poeti, gli innamorati e i buoni. E invece essi sono la parabola, il germoglio, ramo di fico o di mandorlo del mondo salvato. Lo sono qui e ora, sulla terra intera e dentro la mia stessa casa, come germogli buoni, imbevuti di cielo, intrisi di Dio. Chi mi vuole bene \u00e8 lampada ai miei passi.<\/p><p>Guardali bene, una goccia di luce \u00e8 impigliata in ogni ruga, un grammo di primavera e di futuro ha messo radici in ogni volto. La fede mi ripete che Dio \u00e8 alle porte, \u00e8 vicino, \u00e8 qui, \u00e8 in loro. \u00abOgnuno un proprio momento di Dio\u00bb (D. M. Turoldo).<\/p><p><strong>\u00c8 l&#8217;amore disarmato che cambia il mondo<\/strong><\/p><p><a href=\"https:\/\/www.qumran2.net\/parolenuove\/commenti.php?criteri=1&amp;liturgia=BO340\">XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) &#8211; Cristo Re<\/a>\u00a0(21\/11\/2021)\u00a0Gv 18,33-37\u00a0<\/p><p>Pilato, l&#8217;uomo che detiene il maggior potere in Gerusalemme, e il giovane rabbi disarmato: l&#8217;uno di fronte all&#8217;altro, di fronte alla storia del mondo.<\/p><p>Tu sei il re dei giudei? Possibile che quel galileo dallo sguardo limpido e diritto sia a capo di una rivolta, che ne nasca un pericolo per Roma? No, quell&#8217;uomo inerme \u00e8 un pericolo per i complotti del sinedrio, per i giochi dei politici: ti hanno consegnato a me, vogliono ucciderti. Cosa hai fatto? Ges\u00f9 mi commuove con il suo coraggio, con la sua statura interiore, mentre fa alzare sul pretorio un vento regale di libert\u00e0 e fierezza. E adesso apre il mondo di Pilato, lo dilata, fa irrompere un&#8217;altra dimensione, un&#8217;altra latitudine del cuore: il mio regno non \u00e8 di questo mondo, dove si combatte, si fa violenza, si abusa, si inganna, ci si divora. Nel mio regno non ci sono legioni, n\u00e9 spade, n\u00e9 predatori. Per i regni di quaggi\u00f9, per il cuore di quaggi\u00f9, l&#8217;essenziale \u00e8 vincere, nel mio Regno la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 servire. Il mio regno appartiene ai poveri, ai limpidi, ai liberi, agli artigiani della pace e della giustizia&#8230; Sono venuto per far sorgere i re di domani tra i piccoli di oggi. \u00abSono venuto nel mondo, per testimoniare un&#8217;altra verit\u00e0\u00bb. La parola di Ges\u00f9 \u00e8 vera proprio perch\u00e9 disarmata, non ha altra forza che la sua luce. \u00c8 l\u00ec davanti, la verit\u00e0; \u00e8 quell&#8217;uomo in cui le parole pi\u00f9 belle del mondo sono diventate carne e sangue, sono diventate vere.<\/p><p>Oggi non celebriamo la salita al trono del padrone del mondo, Ges\u00f9 non \u00e8 questo: lui \u00e8 l&#8217;autore e il servitore della vita. Che ci cambia la logica della storia attraverso la rivoluzione della tenerezza, parola ultima sul senso della nostra esistenza e, insieme, sul cuore di Dio. Allora, chi \u00e8 il mio re? Chi il mio Signore? Chi da ordini al mio futuro? Io scelgo lui, ancora lui, il nazareno, con la certezza che il nostro contorto cuore, questa storia aggrovigliata, stanno percorrendo, nonostante tutte le smentite, un cammino di salvezza. Perch\u00e9 Dio \u00e8 coinvolto, \u00e8 qui, ha le mani impigliate per sempre nel folto di ogni vita. Pilato prende l&#8217;affermazione di Ges\u00f9: io sono re, e ne fa il titolo della condanna, l&#8217;iscrizione derisoria da inchiodare sulla croce: questo \u00e8 il re dei giudei. Voleva deriderlo, e invece \u00e8 stato profeta: il re \u00e8 visibile l\u00e0, sulla croce, con le braccia aperte, dove dona tutto di s\u00e9 e non prende niente di nostro. Potere vero, quello che cambia il mondo, \u00e8 la capacit\u00e0 di amare cos\u00ec, di disarmato amore, fino all&#8217;ultimo, fino all&#8217;estremo, fino alla fine.<\/p><p>Venga il tuo Regno, Signore, e sia bello come tutti i sogni, sia intenso come tutte le lacrime di chi visse e mor\u00ec nella notte per forzarne l&#8217;aurora.<\/p><p>\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Padre Ermes Ronchi &#8211; Commenti al Vangelo della domenicaAnno liturgico B L&#8217;Avvento \u00e8 come un orizzonte che si allarga I<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"elementor_header_footer","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","footnotes":""},"class_list":["post-3359","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diffondilaparola.com\/wpdp\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3359","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diffondilaparola.com\/wpdp\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diffondilaparola.com\/wpdp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diffondilaparola.com\/wpdp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diffondilaparola.com\/wpdp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3359"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.diffondilaparola.com\/wpdp\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3359\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3366,"href":"https:\/\/www.diffondilaparola.com\/wpdp\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3359\/revisions\/3366"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diffondilaparola.com\/wpdp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3359"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}